Da “Gomorra” a “Baby”, passando per “Crime Of The Future” di David Cronenberg e “Vincenzo Malinconico”, arrivando alla serie tv di Sky, “Unwanted”. Un curriculum di alto profilo che fa ben intuire il grande talento della bella e brava Denise Capezza. L’attrice si racconta in un’intervista, attraverso la quale ripercorre la sua carriera artistica, soffermandosi sulle varie esperienze più importanti e significative.

Denise Capezza si racconta, l’intervista esclusiva

Dalla danza al teatro. Com’è nata la passione per la recitazione?

Ho iniziato a studiare danza piccolissima e per 15 anni ha rappresentato la mia vita. Poi, ho avuto un infortunio al ginocchio e nei mesi a seguire ho riflettuto molto sui miei desideri più profondi ed è stato quasi naturale iscrivermi ad un corso di recitazione. Ho sempre sentito il bisogno di esprimermi attraverso linguaggi artistici. In tenera età disegnavo continuamente, andavo alle lezioni di danza tutti i giorni e guardavo tantissimi film. All’epoca non c’era la vasta scelta e la facilità di fruizione che abbiamo oggi con le piattaforme e spesso rivedevo decine di volte le stesse videocassette: Billy Elliot, La morte ti fa bella, Braveheart, Nightmare Before Christmas, Chorus Line e con mia sorella mi divertivo a replicare alcune scene.

Quando a danza mi veniva assegnato un ruolo era naturale per me interpretarlo anche emotivamente. Questo atteggiamento non era comune nelle altre bambine, perché si soffermavano soprattutto sull’aspetto tecnico. Ricordo che ad un saggio mi venne affidato il personaggio di Cenerentola ed io, in quell’occasione, mi sono sentita davvero lei! Credo che inconsciamente ci sia sempre stato questo desiderio di vedermi in altri possibili scenari di vita, ma solo quando ho iniziato a studiare, ho preso piena consapevolezza di ciò che avrei voluto davvero e quale sarebbe stata, poi, la mia strada. 

Durante il tuo percorso, ai tuoi esordi, c’è stato qualcuno che in qualche modo ha cercato di dissuaderti nel proseguire la tua strada?

No, nessuno mi ha dissuaso ma neanche incoraggiato. Mi piaceva quest’arte e mi sono dedicata con tutta me stessa, grazie anche a quel pizzico d’incoscienza adolescenziale, che mi ha aiutata a non farmi troppe domande sul futuro. Volevo cambiare vita, mangiarmi il mondo ogni giorno, e così mi sono conquistata il  primo ruolo importante nella serie tv turca “Ucurum”. Non ho avuto paura di trasferirmi ad Istanbul, dove ho imparato il turco in poche settimane, interpretando in lingua un ruolo da protagonista molto complesso in un Paese all’apparenza così diverso dal nostro. Devo ammettere, però, che quando sono rientrata in Italia, tanti sono stati i pareri di addetti ai lavori che avrebbero potuto scoraggiarmi. Pareri non relativi al talento o alla recitazione, ma all’estetica. Sembrava che non avessi la faccia giusta per nessun personaggio.

Fortunatamente sono sempre stata piuttosto caparbia e non ho mai dato peso alle critiche, o almeno non per più di ventiquattro ore! Ho imparato nel tempo a fare uso delle critiche costruttive e ad accantonare quelle che non servono a niente. Posso dire però che la difficoltà più grande è ancora rappresentata dall’affermazione del talento. Viviamo in una società in cui l’apparenza sembra essere l’unica verità e scardinare i pregiudizi legati all’immagine è molto complicato. Eppure una delle gioie legate al nostro mestiere è la possibilità di cambiare sempre, dovrebbero concedercelo di più. Credo che con il tempo e con la tenacia sarà possibile abbattere anche questi muri, ma oggi è ancora estremamente difficile. La cosa più importante è fare bene il proprio lavoro e farsi apprezzare per quello.

Hai preso parte a tanti progetti importanti, tra cui “Gomorra”, “Baby”, “Bang Bang Baby”, “Crimes of the future” ed oggi con la serie “Unwanted”. Qual è l’esperienza che ti ha lasciato un segno indelebile?

Ho preso parte a diversi progetti importanti e, soprattutto, interpretato donne intense, dalle storie forti, alle quali resto profondamente legata. Tuttavia, credo che ancora debba arrivare il personaggio che lascerà un segno indelebile. Vi farò sapere!

Unwanted affronta una delle tematiche più calde in questo periodo storico. Tu interpreti Diletta, un’estetista, e parti per una crociera con tuo marito Nicola, carabiniere, cercando di allontanarvi quanto più possibile dai problemi ma, ironia della sorte, venite inondati da essi. Solamente alla fine troverai conforto e coraggio grazie all’incontro con Marem. Che emozioni hai provato girando questa serie?

Diletta è una donna volitiva e determinata. Ha un carattere limpido, libera da ogni pregiudizio e dice sempre quello che pensa, che spesso è in contrasto con la visione di Nicola. Per lei la felicità è un concetto semplice: una casa, un bambino, una famiglia. E questa crociera rappresenta una cura contro lo stress per riuscire finalmente, come dice il ginecologo, a rilassarsi e fare il primo di quei figli che tardano ad arrivare. Il suo è un dolore profondo e mai sopito. Quando i migranti vengono accolti a bordo, mostra fin da subito profonda compassione, in particolare per Marem e la sua piccola Miracle. Diletta sogna di prendersene cura come se fosse sua e per qualche ora ci crede davvero. Poi, scopriamo che il destino ha altri piani per lei.

Questa serie è stata piena di emozioni forti, dentro e fuori dal set. Con Diletta ho lavorato sul desiderio di maternità, sul rapporto di coppia che ne deriva e sull’incontro con una realtà così agli antipodi. Poi, in pausa, mi ritrovavo a relazionarmi con attori e maestranze provenienti da più parti del mondo, ognuno con il suo bagaglio di vita, ed è stato sorprendente! Abbiamo condiviso lunghe chiacchierate, affrontando temi profondissimi con una tale armonia ed intimità come se ci conoscessimo da sempre. Tra le comparse c’erano persone che hanno davvero vissuto il viaggio e che ci hanno raccontato le loro storie, abbiamo parlato della fede, della religione, del superamento della paura, fino a divertirci con i giochi da tavola più semplici. C’era il piacere e una rinnovata scoperta dell’importanza del contatto umano e della condivisione.

Se dovessi descriverti in tre aggettivi?

Umorale, stacanovista, buffa!

Com’è stato essere diretta da un grande regista come David Cronenberg? Qual è stata la difficoltà che hai incontrato durante il set?

Nessuna difficoltà! Quando il regista ha le idee chiare e tutti intorno lavorano affinché l’attore venga messo nelle migliori condizioni per performare, diventa tutto più semplice. È stata un’esperienza artisticamente molto gratificante. Ho interpretato un personaggio fuori dall’ordinario nel mondo di Cronenberg, che ha un modo così personale di mettere in scena la natura più oscura e, allo stesso tempo, più tenera dell’essere umano. È stato un viaggio intenso e non posso non citare la sua calma e serenità sul set.

Per quanto riguarda la vita privata: il 16 settembre hai sposato il tuo compagno, Michele Rosiello, conosciuto sul set di “Gomorra”. Com’è la vita da marito e moglie? Entrambi svolgete lo stesso lavoro: è un pregio o è un difetto?

Per noi rappresenta un vantaggio. Il nostro è un mondo particolare e chi non ne fa parte ha diverse difficoltà a comprenderlo. Noi ci supportiamo molto, siamo i nostri migliori fan, ci aiutiamo nello studio dei personaggi, ci sproniamo a fare meglio. L’unico problema è che così si lavora il doppio! La vita da marito e moglie? Tutto come prima, ma con una maggiore consapevolezza di ciò che siamo l’uno per l’altro. Il 16 settembre in sé, è stata una giornata incredibile! Un turbinio di emozioni, stress e gioia che non saprei come descrivere, ma che auguro a tutti!

Progetti futuri?  

Pochi giorni fa, al Torino Film Festival, è stato presentato “Holy shoes”, opera prima di Luigi Di Capua, che ha raccolto tante critiche positive e che spero arrivi presto nelle sale. Poi, seguiranno diverse serie tv: “Inganno” per Netflix, “Uonderbois” per Disney+ e un progetto per Prime Video. Ora sono sul set di una nuova serie per Paramount+, scritta da Margaret Mazzantini e diretta da Maria Sole Tognazzi.

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