Alessandrino di nascita ma fiorentino di adozione, Renzo Montagnani è stato uno degli attori più sottovalutati soprattutto dalla critica cinematografica. Nato l’11 settembre del 1930 e scomparso il 22 maggio del 1997 a Roma, Montagnani è stato uno dei massimi esponenti del commedia sexy all’italiana e per questo venne messo nel mirino dai critici che all’epoca demonizzavano tutto quello che non rientrava nella definizione di cinema impegnato. I cosiddetti film di Serie B in realtà erano semplicemente la naturale evoluzione sul grande schermo del varietà.
Lui soffriva questa presa di posizione e in tante occasioni, giustamente, ebbe modo di ricordare che il talento non è soltanto recitare Shakespeare anche perché testi cosi profondi e belli rendevano più semplice il compito di un attore. Nel 1977 durante un convegno volle rimarcare questo suo malessere evidenziando: “Io mi ritengo l’ultimo in graduatoria, anche se venisse fuori qualcun altro nuovo, io resterei sempre l’ultimo. Un critico, un giorno, ha scritto di me ‘attore da bordello’. Io ho sofferto tanto perché non mi sento affatto un attore da bordello, mi sento un attore che ha alle spalle ventiquattro anni di professione seria”.
I grandi successi di Renzo Montagnani
Renzo Montagnani viene ricordato per i tantissimi film che lo hanno visto protagonista nel filone commedia sexy all’italiana come Il vizio di famiglia, Quel movimento che mi piace tanto, La moglie vergine, Lezioni private, La segretaria segreta di mio padre, La soldatessa alla visita militare, Il ginecologo della mutua, La soldatessa alle grandi manovre, L’insegnante va in collegio e tanti altri. Tuttavia ha recitato anche in pellicole di tutt’altro genere a partire dal film drammatico Metello interpretato nel 1970 al fianco di Massimo Ranieri, Ottavia Piccolo e Lucia Bosè.
Nel 1972 ha fatto parte del cast del film Il sindacalista insieme a Lando Buzzanca e Isabella Biagini per la regia di Luciano Salce mentre nel 1982 ha collaborato con il maestro Mario Monicelli per la realizzazione del film cult Amici miei – Atto II bissandola nel 1985 con il terzo capitolo stavolta però sotto la regia di Nanni Loy. Nel 1983 ha recitato in State buoni se potete, un film storico – biografico diretto da Luigi Magni nel cui cast ci sono tra gli altri Johnny Dorelli e Philippe Leroy. Tra l’altro pochi sanno che è stato anche un ottimo doppiatore in grado di prestare la propria voce a grandissimi esponenti del cinema internazionale come Charles Bronson, Gene Hackman e John Savident nella pellicola “Arancia meccanica”.
La grave malattia del figlio Daniele
Su Renzo Montagnani hanno speso parole importanti straordinari personaggi del mondo del cinema e della cultura italiana come Indro Montanelli che disse “Anche come attore ha sacrificato il suo talento, che era grande, accettando qualsiasi cosa. Una vita disgraziatissima, la sua, da questo punto di vista”. Lo stesso Mario Monicelli in un’intervista rilasciata tempo fa evidenziò “Uno straordinario professionista, molto attento e intelligente come attore; purtroppo sottovalutato.
Purtroppo per ragioni di famiglia non poteva rinunciare a lavorare e doveva accettare qualunque proposta gli arrivasse”. Sui problemi di salute del figlio Daniele ebbe modo di parlarne Lino Banfi che spesso ha condiviso il set cinematografico: “Volevo aiutarlo, avevo capito che era in seria difficoltà. Era disperato e beveva molto per il dolore procuratogli dalla grave malattia del figlio Daniele, un bellissimo ragazzo molto alto”.
Il ragazzo è morto nel 2004 a 41 anni. Il padre morì sette anni prima a 67: entrambi si sono spenti a causa di un tumore. Renzo nascondeva una grande tristezza dietro quel sorriso. Walter Veltroni, ricordando l’attore in un’intervista al Corriere della Sera, disse:
“Nel 1963, mentre tutto sembra sbocciare nella sua vita, mentre sta interpretando Brecht in teatro, la moglie, una ballerina delle Blue Bells, gli regala il figlio che volevano, Daniele. Ma il bambino non riesce a uscire dal ventre della madre e i medici usano il forcipe. Daniele quindi non sa parlare e per tutta la vita questa sua impossibilità di esprimersi determinerà in questo ragazzo bellissimo, alto e biondo, la furia di una violenza incontrollabile. Fragile e disperato, Daniele cresce bisognoso di cure e ricoveri”.
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