Due anni fa si sfogò da Serena Bortone: Leopoldo Mastelloni disse di prendere la pensione minima e di mangiare “solo prodotti in offerta al supermercato”
Era il novembre del 2021 quando l’attore Leopoldo Mastelloni si sfogava in tv a “Oggi è un altro giorno”, il programma Rai condotto da Serena Bortone: non solo raccontò di prendere la pensione minima, “nonostante anni e anni di contributi”, ma rivelò anche di aver pensato al suicidio. L’attore oggi ha 77 anni e da quel 1984 sono passati quasi quarant’anni. Si tratta della data in cui lanciò un’imprecazione in diretta tv durante una puntata di Blitz. Da quel momento la sua presenza in televisione è stata sempre meno frequente fino ad una totale chiusura da parte delle emittenti.
Proprio in quello stesso momento avvenne un’altra disavventura che segnò per sempre la sua vita: la cattiva gestione economica del commercialista a cui affidò i conteggi delle proprie finanze. Tuttavia, il denaro consegnato al professionista non è mai stato versato alla Cassa dei lavoratori dello spettacolo perché l’uomo utilizzava i soldi per investimenti personali. Mentre la tv chiudeva le porte, il teatro le lasciava spalancate. Dopo la partecipazione al reality della Fattoria nel 2006, qualche anno dopo scoprì di essere “diventato povero”. I misfatti compiuti dal professionista al quale si era affidato vennero a galla anni dopo: fece la domanda per la pensione e realizzò di non avere alcun contributo versato.
Il pensiero del suicidio: “Prenderei 40 pillole di sonnifero e me ne andrei via”
Nello sfogo in tv aveva detto di vivere con la “pensione minima”, prendendo 625 euro al mese. “Dopo 50 anni di lavoro e di contributi prendo 625 euro di pensione al mese. Se non avessi degli amici che mi aiutano – aveva confessato – prenderei 40 pillole di sonnifero e me ne andrei via: ci penso sempre più spesso a farla finita”. Dunque la rivelazione: “Non ho vergogna di dire come stanno le cose… io ormai mangio solo quello che i supermercati mettono in offerta”.
Ancora oggi viene considerato “un maestro del teatro”, ma è un appellativo poco consolatorio date le condizioni attuali. “Eppure io ho fatto i miei primi versamenti nel 1965 e dal 1968 per un lunghissimo periodo lavorando in Rai – spiegava proprio all’emittente di Viale Mazzini – ho versato tramite loro moltissimi contributi. Ed è mai possibile che mi debba trovare in condizioni di indigenza? Che me ne faccio allora di essere considerato un maestro del teatro? Vorrei meno onorificenze e più soldi, francamente”.
“Forse avrei dovuto nascondere i soldi sotto il materasso ed evadere il fisco, o forse ovrei mettermi su un barcone a largo di Lampedusa per avere una maggiore assistenza dallo Stato. È una cosa indegna quello che succede in Italia. E ormai io spero che mi prenda un colpo il prima possibile perché non so cosa posso fare in questa situazione. E devo pure sperare che qualcuno mi faccia un funerale, perché lo Stato paga la bara ai clandestini ma a noi no”.