Era l’icona della commedia sexy nei decenni d’oro, prese parte anche a film d’autore: la tormentata vita di Laura Antonelli, trovata morta in casa dalla domestica otto anni fa dopo un drastico cambiamento dello stile di vita

Luchino Visconti definì il suo volto come “il più bello del mondo” tra quelli femminili: l’apprezzamento era per Laura Antonelli, nata a Pola il 28 novembre del 1941 e morta nel 2015, in completa solitudine. Fu trovata senza vita in casa dalla domestica alle 8 del mattino del 22 giugno. Non fu chiaro da quanto tempo il corpo giacesse a terra “nella camera da pranzo”, come la badante Laura Antonaz confessò alle forze dell’ordine. Fu stabilito che la morte sopraggiunse a causa di un infarto. Si dice che gli ultimi anni di vita li passò in completa solitudine, affranta e provata dal tormento di “giudizi, accuse, condanne e assoluzioni”, come spiegò uno degli avvocati dell’attrice, Lorenzo Contrada.

La solitudine di Laura Antonelli

“Sono bassina, tondetta e con le gambe un po’ corte. Chissà perché piaccio?”, diceva quando era all’apice. Ma quell’immagine di icona sexy degli anni ’70 e ’80 era diventato un vecchio ricordo nel corso dei suoi ultimi anni di vita. “Si era avvicinata alla fede, pregava. Ripeteva spesso che non le interessava la vita terrena”. Si diceva “certa” di ricevere un “premio”. Ma “dopo” la sua morte, non prima.

Si convinse che la sua vera identità non fosse quella conosciuta ai tempi della notorietà, ma che, al contrario, meritasse di vivere in un bilocale, come “una persona che sta a casa, va a fare la spesa, va in chiesta e non frequenta nessuno”. Contrada la ricordava come una donna dalla “fortissima dignità e un grandissimo orgoglio”. “Aveva accettato con difficoltà che fosse nominato un tutore che l’ha aiutata e seguita e le forniva quello di cui aveva bisogno per il sostentamento”.

La carriera

Era un’icona della commedia sexy all’italiana che in quei due decenni investì il cinema nostrano con grande successo. Nata nell’allora Istria, studiò a Napoli e si trasferì a Roma con la famiglia. Passò dall’insegnare ginnastica alle promozioni pubblicitarie per la Coca Cola, sino a diventare modella di fotoromanzi. Esordì al cinema con “Il magnifico cornuto”, del 1964, diretto da Antonio Pietrangeli, qualche anno dopo spopolò con “Il merlo maschio” di Pasquale Festa Campanile. Ricordarla solo nella commedia sexy sarebbe offensivo, perché la Antonelli girò anche film d’autore come “Trappola per un lupo”, di Claude Chabrol. In questa pellicola recitò al fianco di Jean-Paul Belmondo, anche compagno di vita per nove anni (senza matrimonio, né figli).

La droga

Nel 1991 lo slancio della sua carriera subì una battuta d’arresto per via di alcune nefandezze legate alla cocaina: nella villa di Cerveteri vennero trovati 36 grammi di sostanza. Finì in manette e scontò giorni ai domiciliari, poi fu condannata in primo grado a tre anni e sei mesi di carcere per spaccio. Assolta da ogni accusa nel 2000 dalla Corte d’Appello di Roma, poiché la legge era cambiata e il fatto non costituiva più reato, fece un nuovo tentativo nel mondo del cinema dicendo “sì” a Samperi che tanto la voleva in “Malizia 2000”. Lo scarso successo la convinse a dire addio ai riflettori.

I problemi fisici per quell’intervento mal riuscito e la depressione

La vicenda legale proseguì perché i legali chiesero un risarcimento per l’arresto da innocente, citando in giudizio il Ministero della Giustizia. Tre anni dopo l’assoluzione ottenne i primi 10mila euro in primo grado; altri tre anni dopo ottenne 108mila euro in appello, inclusi gli interessi; l’anno seguente la sentenza venne confermata dalla Corte di cassazione. Tuttavia, risolta una grana ne arrivava un’altra. L’intervento mal riuscito al viso contribuì a farla sprofondare in una irrecuperabile depressione.

Denunciò il chirurgo, il produttore e il regista di “Malizia 2000” che, a suo dire, la costrinsero ad un “ritocchino” per far fronte ai tipici inestetismi dovuti all’avanzare dell’età. Secondo gli avvocati dell’attrice, i trattamenti a cui fu sottoposta sfigurarono il volto di Laura per una reazione allergica alle sostanze iniettate. Dopo oltre un decennio di beghe legali, il Tribunale di Roma prosciolse gli accusati dell’artista perché venne stabilito che le alterazioni dermatologiche furono causate da una reazione allergica non legata all’intervento a cui si sottopose.

Il disperato appello di Banfi: “Aiutiamo Laura Antonelli”

Nel 2010 l’amico Banfi tentò un disperato appello sfruttando le pagine del Corriere della Sera. Si rivolse direttamente all’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, chiedendo l’applicazione della legge Bacchelli per sostenere gli artisti.

“È giusto tutto questo? So che esiste una legge già esecutiva, dopo il caso Salvo Randone. Queste persone hanno rappresentato una parte della storia del cinema e della televisione che tutti abbiamo gradito. Hanno lavorato in questa nazione, hanno guadagnato, hanno pagato le tasse… è giusto finire così? Caro Silvio, per quel poco che credo di conoscerti sono certo che farai qualcosa”

La risposta di Laura fu inequivocabile: “Ringrazio Lino Banfi e tutti coloro che si stanno preoccupando di me. Mi farebbe piacere vivere in modo più sereno e dignitoso anche se a me la vita terrena non interessa più. Vorrei essere dimenticata”. Lo Stato non fece mai niente per l’artista che morì dopo cinque anni dall’appello del collega, presente ai suoi funerali insieme ad altri artisti.

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