Nasceva 93 anni fa Ferruccio Amendola. Lo conosciamo per aver prestato la voce ai big di Hollywood, su tutti Al Pacino, Robert De Niro, Sylvester Stallone, Dustin Hoffman. Ferruccio ha doppiato anche il mitico Tomas Milian. “Un tempo, quando ho iniziato, si poteva lavorare con calma – disse in un’intervista – Oggi, a scapito del prodotto, si ha una fretta indiavolata. Soprattutto in campo televisivo“. Quando iniziò a doppiare lo si faceva “quasi in toscano” per avere un doppiaggio quanto “più pulito possibile“. “Non vi era alcuna inflessione dialettale nella recitazione“. Ad introdurre “uno stile parlato” fu proprio Ferruccio. “Così come sto parlando in questo momento…“.

Il primo lavoro è stato in “Roma città aperta“. Fu però un doppiaggio “a sé stante“. La vera professione la scoprì “successivamente, a 27 anni“. Ferruccio era figlio d’arte, nato in una famiglia d’arte: “I miei genitori e nonni erano tutti attori“. Da bambino era addirittura la nonna ad insegnargli le parti che già recitava a teatro a soli cinque anni nella celebre compagnia milanese di Nino Besozzi e Armando Falconi. “Tutti noi nipoti, bambini, venivamo proiettati sulla ribalta. Debuttai in una compagnia primaria e il lavoro si chiamava ‘Il compleanno‘. Io dovevo dire poche battute. Stavo a tavola sulle gambe di Falconi e dovevo prendere una mela, cercavo la più bella sulla tavola“.

Sul futuro non si disse molto ottimista: “Purtroppo i limiti temporali e vincoli economici fanno diminuire i margini di autonomia professionale dell’attore-doppiatore e non permettono ai giovani di crescere“. Quindi “vengono chiamati i più bravi perché non c’è tempo di imparare“. Tra i personaggi a cui ha prestato la voce non aveva dei preferiti, tuttavia prediligeva gli attori “poliedrici che interpretano personaggi di vario genere“.

Sono una persona riflessiva, un pochino triste, riservato, timido e con tanta voglia di fare nonostante non abbia più un’età verde. Ho voglia di continuare a presentarmi al pubblico“.

Ferruccio Amendola
Con Robert De Niro ai Telegatti del 1991

Ferruccio Amendola, uno dei migliori doppiatori italiani. “Feci una lunga gavetta, sembrava che la mia voce non andasse bene

Vedi anche: Robert De Niro: tutte le manie, i tic e le varie follie per calarsi dentro un ruolo

Ferrucciò rilasciò una delle ultime interviste il 5 dicembre del 2000 a Dina Luce. “Io parlo sempre abbastanza pacatamente, non mi piace alzare il tono. Ci si esprime meglio con la voce bassa“. Ferruccio è stato un attore sia al cinema che in Tv ed anche in teatro. Esordì sul grande schermo a 13 anni in “Gian Burrasca“, del 1943. Due anni dopo debuttò al doppiaggio. Lo stesso anno perse il padre, morto prematuramente a 47 anni. Amendola ottenne la maggior fama grazie ad una serie di spot televisivi degli anni Ottanta e per diversi sceneggiati televisivi come “Storia d’amore e d’amicizia“, “Quei trentasei gradini“, “Little Roma” e “Pronto Soccorso“.

Sebbene portò avanti una discreta carriera da attore, nel 1968 si dedicò quasi esclusivamente all’attività che lo ha reso celebre. “Quando finalmente mi hanno scoperto – ricordava in una delle sue ultime interviste – Mi affidavano inizialmente dei ruoli nei quali mi esprimevo solo dicendo: ‘Buongiorno’ o ‘buonasera’. Feci una lunga gavetta, sembrava che la mia voce non andasse bene, che si sentisse il romanesco. Sono poi esploso con Dustin Hoffman e mi hanno bombardato di personaggi e attori“. Con Dustin iniziò con “Un uomo da marciapiede“. Si conobbero, lo raccontò un anno dopo, nell’ultima intervista rilasciata: “Ho conosciuto sia Hoffman che De Niro. Non Stallone. Al Pacino l’ho doppiato a lungo e fino a quando l’ho doppiato l’ho anche conosciuto – l’attore americano ormai veniva doppiato da Giancarlo GianniniAll’epoca ricordo che gli attori ci tenevano a sapere e ad ascoltare i doppiaggi in italiano. In effetti ci sono episodi legati a Dustin Hoffman, mi disse: ‘Bravo Ferruccio, hai capito tutto quello che volevo dire. Ma ricorda che Dustin Hoffman sono io’“.

Quando fu scelto per doppiare Dustin Hoffman

Come Ferruccio stesso ha raccontato, veniva snobbato e aveva per lo più ruoli minori (“Dicevo al massimo ‘buongiorno e buonasera‘”). Spinse molto però per prestare la voce a qualche big, Hoffman in primis. “Qualcuno mi aiutò per avere una possibilità“. Finì in lizza con doppiatori “più titolati“. “I provini partirono dagli Stati Uniti e il regista scelse la mia voce per la preoccupazione di colleghi e direttori che dicevano: ‘Ma non è in grado per un ruolo così importante, dice solo ‘buongiorno’ e ‘buonasera’“. Cominciarono poi a fare il film e Ferruccio stesso comprese che la sua voce non era giusta e propose di sporcare il personaggio con “accento napoletano“. L’indomani “potevo doppiare pure le donne“. Era diventato già Ferruccio Amendola.

Quando ha “perso” Al Pacino al doppiaggio un po’ gli è dispiaciuto: “Ormai però non lo sento neanche mio“. Con Scarface poi “avevo indovinato la tensione giusta nel film“. I personaggi li studiava così: “Vedo il film in lingua originale. Poi mentre sto in macchina comincio a trovare la voce giusta per quel tipo di personaggio. Faccio delle prove che poi finiscono lì. Nel momento stesso che doppio il film incido la scena, la risento e semmai cambio qualcosa“. Il film che gli ha lasciato il segno è “Il cacciatore” e anche “Kramer contro Kramer“. Mentre in “New York, New York“, che doppiò con l’ex moglie Rita Savagnone, introdusse parte della sua realtà. “Nel film loro si lasciano e noi ci stavamo lasciando. Ho vissuto quel momento al pari degli attori in presa diretta“.

Il buon doppiatore deve rinunciare all’idea di interpretare il ruolo che gli viene affidato, perché è già stato recitato da un altro. L’obiettivo del doppiatore è capire quello che l’attore ha voluto dire, in qualunque lingua l’abbia fatto. Bisogna porsi al suo servizio“.

Ferruccio Amendola
Con il figlio Claudio Amendola

Ferruccio Amendola: vita privata, moglie, famiglia, causa della morte, funerale

Ferruccio era romano d’adozione. Nacque infatti a Torino il 22 luglio del 1930. È stato anche direttore del doppiaggio italiano e ha fondato la sua società “Compagnia Doppiatori“, oggi CD Cine Dubbling, in cui lavorò sino agli ultimi giorni.

Sposò Rita Savagnone, attrice e doppiatrice. La coppia ebbe due figli, tra cui Claudio Amendola. L’altro figlio è Federico. Come abbiamo visto quella di Ferruccio era una famiglia di attori. Il papà era Federico Amendola e la mamma Amelia Ricci. Il padre, inoltre, era nipote di Mario Amendola, commediografo e sceneggiatore. Ferruccio e Rita divorziarono nel 1971 e Ferruccio poi sposò Patrizia dalla cui relazione nacque Silvia. L’attore e doppiatore ci ha lasciati il 3 settembre del 2001 a 71 anni per un tumore alla gola di cui soffriva da tempo. I funerali si svolsero tre giorni dopo alla Chiesa degli Artisti a Piazza del Popolo. Il doppiatore riposa presso il Cimitero Monumentale del Verano di Roma.