Oltre alla festa delle donne, oggi ricorre un anniversario piuttosto simbolico in Giappone perché l’8 marzo di 83 anni fa moriva il cane Hachiko che ha ispirato diversi film, tra cui quello con Richard Gere nell’adattamento americano della pellicola nipponica uscita nel 1987, “Hachiko Monogatari.

Il film, di Seijirō Kōyama prima e di Lasse Hallström poi, tratta la storia vera del cane di razza Akita che ogni giorno, tra gli anni ’20 e ’30, si recava in stazione in due orari precisi del giorno: quando il suo padrone, il professor Hidesaburō Ueno, si palesava per andare e tornare dal lavoro.

Il 21 maggio del 1925 il suo padrone fu colpito da un ictus che gli costò la vita a 53 anni. Hachiko si recò in stazione ad aspettare l’uomo che non tornò mai più. Eppure, l’Akita Inu bianco, per ogni santo giorno della sua vita, continuò a rispettare i due appuntamenti quotidiani senza mai perdere la speranza di incontrare ancora una volta il professore.

Vedi anche: Stanley Kubrick ci lasciava 24 anni fa, le sue geniali follie: “Ha causato un esaurimento nervoso ad un’attrice”

Hachiko, il film ispirato alla storia vera dello splendido Akita Inu bianco

Questa struggente storia divenne presto popolare nel Sol Levante e molti cittadini si recavano alla stazione di Shibuya solo per assistere alla straziante scena, per accarezzare l’animale e fare amicizia con il cane di questa razza particolare. Infatti, come spiegato dallo stesso Richard Gere, si tratta di un tipo di cane dal comportamento piuttosto singolare rispetto alla sua specie.

“Gli Akita non sono cani che puoi comprare con qualche dolcetto. O gli piaci o non gli piaci. Un Akita crea una connessione o non la crea. Sono cani molto perspicaci ed esigenti e per questo gli addestratori erano molto apprensivi all’idea di farmi incontrare questi cani, perché prendono subito una loro decisione ed è irremovibile. Se non piaci loro, non c’è possibilità di tornare indietro”

Richard Gere

Inoltre, non aspettatevi da questo tipo di animali i comportamenti usuali degli amici a quattro zampe. Non sono attratti particolarmente dai giochi con la palla, si disinteressano ai gatti e sono molto docili. La sua storia divenne famosa e il cane ricevette l’amore di molti commercianti in zona. La sua storia spopolò, in particolar modo quando morì l’8 marzo del 1935, sconfinando anche all’estero.

Richard Gere voleva realizzare un film da interpretare in prima persona e da poter guardare insieme al figlio Homer. Quando si imbattette in questa storia fu amore a prima vista e comprese che aveva tra le mani la trama che stava cercando. Fu l’occasione per realizzare la versione americana del film giapponese a 22 anni di distanza.

Continua a leggere su Chronist.it