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Il marchese del Grillo: personaggio furbo, contraddittorio, irriverente e generoso. Il film mostra lo spaccato di una classe sociale devastata

Il marchese del Grillo uscì nelle sale italiane il 22 dicembre del 1981 per la regia di Mario Monicelli. Sono passati 41 anni, eppure ancora oggi resta una pietra miliare del cinema del Belpaese. Uno dei più grandi cult della commedia italiana. Il film è ambientato nella Roma papalina del 1809. Tuttavia il personaggio del marchese, sul quale si presuppone sia ispirato il film, visse dal 1714 al 1787.

Sebbene non si siano mai avute certezze sull’associazione con la figura storica del vero Onofrio, anch’egli alto dignitario pontificio, la figura a cui si ispirerebbe il film è quella di un marchese di Santa Cristina e conte di Portula, nato e morto a Fabriano, nelle Marche. Visse gran parte della sua vita a Roma, tornando nella casa natale prevalentemente nei periodi estivi. Pare fosse decisamene antisemita.

Mario Monicelli e Alberto Sordi

Nel film il marchese Onofrio del Grillo è magistralmente interpretato da Alberto Sordi, nobile romano alla corte di papa Pio VII. Anche nella realtà la figura a cui è ispirata il film è diventata nota proprio per le sue doti frutto “di uno spirito originale, stravagante, bizzarro e argutissimo” come lo hanno descritto i suoi discendenti.

Il regista Monicelli prese ispirazione dalle leggende legate attorno alla sua figura e a quella del suo erede, Giuliano, che in realtà sembrerebbe fosse tra i due il più predisposto allo scherzo e alla burla. Mentre il vero Onofrio, al contrario, si diceva non fosse così spiritoso. Unendo le due personalità Mario Monicelli ha dato vita a uno dei personaggi più caratteristici del cinema italiano.

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Il vero marchese del Grillo, il vero carbonaio e il vero ebanista secondo le fonti del tempo

Quella del marchese è una figura incerta nella realtà. La più antica fonte in merito risale a un libretto pubblicato da Raffaello Giovagnoli, nel lontano 1887, che definisce l’uomo come “un gentiluomo romano, nato tra il 1730 e il 1740, morto nel 1800”. L’autore del libro non riuscì a risalire al nome di battesimo.

Giovagnoli tuttavia scrisse del nobile romano solo ottanta anni dopo la sua morte e precisò che secondo molti il titolo nobiliare di appartenenza era quello di duca e che non si è mai capito quale fosse la realtà o la leggenda dietro le narrazioni e le storie che lo coinvolgevano.

I discendenti della famiglia del tempo confermavano che il nobile è realmente esistito. Il palazzo dei Del Grillo è ancora oggi situato presso la strada dalla quale la famiglia prese il nome, Salita del Grillo. Si trova al centro di Roma tra il Colle Quirinale e via Cavour, presso i Fori Imperiali.

Secondo le ricostruzioni ottenute dalle fonti del tempo il vero nobile lanciava davvero le cose dal suo palazzo. Tuttavia nella realtà si trattava di sassi verso gli ebrei che passavano sotto casa sua. Monicelli, nel racconto del marchese interpretato da Alberto Sordi, ha “fuso” anche le leggende legate a Giuliano, erede di Onofrio.

L’ebanista del film nella realtà sarebbe stato il falegname dei Del Grillo. Il carbonaio sarebbe Baciccia che aveva una bottega in via Tomacelli.

La trama

Camillo Milli, Paolo Stoppa e Alberto Sordi

Il marchese Onofrio del Grillo, duca di Bracciano, vive in una lussuosissima casa circondato dalla rigida e autoritaria madre, Genuflessa, la cugina innamorata di lui in gran segreto, la sorella sposata e con un figlio, lo zio e Ricciotto, il servo fedele compagno di avventure e burle. Il film è ambientato nel periodo dell’occupazione francese.

Il potere del Papa è in bilico e Onofrio gode dinanzi alla possibilità di stravolgimenti e cambiamenti. Il marchese ozia, si annoia e per passare il tempo si dedica prevalentemente agli scherzi. Burle che non risparmia a nessuno e che fa verso chiunque, in particolar modo verso la sua autoritaria famiglia.

Frequenta luoghi di ristorazione come bettole e osterie, coltiva relazioni sentimentali clandestine. Onofrio è una croce per sua madre verso la quale il marchese si ribella continuamente. In un certo senso il marchese Onofrio è la pecora nera della famiglia conservatrice, bigotta e autoritaria, composta da personaggi bizzarri e bacchettoni.

Lui si diverte con le gag che in alcuni casi porta avanti per molto tempo. A volte solo per ridere, il più delle volte per lanciare il suo messaggio. Come nel caso della scena del tribunale quando l’ebanista ebreo, Aronne Piperno, viene condannato alla gogna. Il marchese Onofrio del Grillo è un nobile che si contraddice in continuazione: è colto ma anche volgare, prevaricatore e crudele ma anche generoso.

Alberto Sordi si identifica perfettamente raccontandoci con la sua interpretazione la Roma di un certo tempo, quella della decadenza della città. Va controtendenza, sempre. Diventa amico dei francesi che occupano la città. Gli stessi che rapiscono il Papa e che vogliono cambiare la sua città.

Onofrio si fa largo anche sfruttando le conoscenze dell’alta borghesia. Un giorno incontra casualmente Gasperino, un povero carbonaio alcolizzato incredibilmente identico nelle fattezze al marchese Onofrio. Il nobile proprietario terriero combina guai non ci pensa due volte e realizza lo scherzo per eccellenza dando luogo allo scambio di identità. La vittima della burla? Neanche a dirlo: la sua famiglia.

Il marchese del Grillo: il significato del film

Vedi anche: LA CASA DI ALBERTO SORDI RACCONTATA DA CARLO VERDONE: “QUANDO GLI CHIESI DI POTER USARE IL BAGNO E MI RISPOSE DI NO…”

Il marchese del Grillo risulta essere una commedia tanto brillante quanto spietata. Una cinematografia divertita e vivace che ci svela una classe sociale al devasto. Un film che ci mostra anche il perfetto matrimonio della forma d’arte di Monicelli regista e quella di Sordi attore, e ci rappresenta la Roma fracassona. Chiacchierona ma orgogliosa, ricca ma povera d’animo (viste le storture).

Il marchese del Grillo è un film che ci mostra la rappresentazione dell’italiano arrogante, amante dei piaceri della vita, dotato di una furbizia sottile e risulta indifferente senza farlo necessariamente con cattiveria. Semplicemente è così. Onofrio si diverte a ribaltare le gerarchie, odia l’ordine e si diverte a scombinarlo anche se per gioco.

Avverte l’aria del cambiamento e gli piace, lo desidera anche nella realtà. Ma parla e basta, sebbene abbia idee interessanti, non fa mai nulla per realizzarle. Il suo modo di fare le burle è anche quello di giocare pesante: se c’è Onofrio nei paraggi le posizioni sociali rischiano di essere sovvertite.

Irriverente anche con il Papa. Onofrio è l’incarnazione della lungimiranza. Gioca con la vita e combatte con una famiglia bigotta e arretrata “mamma, il Medioevo è finito“. Così come è finita “la Chiesa” e “il papato” e “tutti noi siamo finiti“. E, guarda un po’, “so’ proprio ‘sti francesi, che tu disprezzi tanto ad aver portato una ventata d’aria nuova“.

Non si ride e basta, però. Si riflette. Perché la risata è solo l’arma utilizzata per attutire le tristezze della vita. A tratti dura, perlopiù noiosa. E non fa niente se per ridere qualcuno si debba far male, tutto purché sia divertente. Il marchese vive delle glorie del passato (verso il quale guarda malvolentieri) e sogna un futuro diverso, innovativo.

Ha idee rivoluzionarie ma non appare in grado di metterle in pratica. Nello scherzo del cambio di persona con il carbonaio la sua famiglia fatica inizialmente ad accorgersi della differenza. Un messaggio che rivela come contino solo i panni, senza curarsi di cosa ci sia dentro l’involucro.

Onofrio, dopo lo scherzo, prova ad abbandonare questa vita per imbarcarsi in nuove avventure salvo poi ripensarci. D’altronde: ma chi glielo fa fare…lui è un privilegiato e così sia. D’altronde “la vita è fatta a scale“, per citare una storica frase proprio del marchese rivolgendosi al Papa.

Monicelli tira fuori un gioco al massacro che non fa prigionieri e non si cura del giudizio altrui: tutto è alla luce del sole, spiegato con estrema lucidità. C’è lo scherzo e c’è la verità, il cinismo e l’ironia, raccontati da un crudele ma divertente Sordi. Magistrale il cambio di recitazione interpretando il carbonaio al risveglio.

Giorgio Gobbi “Alberto Sordi e Flavio Bucci non si stavano simpatici

Flavio Bucci nei panni di Don Bastiano

In occasione di un’intervista rilasciata a “I Lunatici” su Rai Radio 2, Giorgio Gobbi, che nel film è il fedele amico e servo del marchese, Ricciotto, ha rivelato che inizialmente Sordi era diffidente nei suoi confronti perché non lo conosceva ancora. Addirittura Albertone rifiutò di lavorare con lui in quanto troppo giovane (aveva 22 anni mentre Sordi 60), e temeva che la differenza d’età non avrebbe mai permesso loro di trovare la giusta sintonia sul set.

Tuttavia il regista Monicelli insistette e lentamente i due trovarono intesa sul set instaurando un rapporto di “grande complicità“. Non andò allo stesso modo con Flavio Bucci, nel film Don Bastiano. Nell’intervista Giorgio Gobbi disse: “non si stavano simpatici“. Probabilmente a causa della “differente cultura attoriale“.

Infatti, secondo l’attore, se da un lato “Flavio era formato dal teatro e dai classici“, Albertone dall’altro “veniva dall’avanspettacolo e dalla radio“. Una differenza culturale che secondo Gobbi fu la causa del mancato affiatamento tra i due sul set, un “diverso approccio al mestieri” che li ha “resi un po’ ostici l’un l’altro“.

Aldo Fabrizi reagì in maniera piccata dopo la realizzazione del film: “Sordi mi ha rubato l’idea

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È piuttosto risaputo il legame tra i due miti Alberto Sordi e Aldo Fabrizi, sebbene a inizio carriera Sordi disse di non provare una “simpatia umana” verso il collega. Con il tempo i due sono diventati grandissimi amici. Tuttavia dopo la realizzazione de “Il marchese del Grillo“, Aldo non la prese bene.

Sembrerebbe che Fabrizi avesse in serbo di fare un film identico sin dagli anni Sessanta ispirato sulla leggenda del vero marchese. Quando uscì il film fece dichiarazioni piuttosto dure arrivando addirittura a dire che Sordi gli avesse “fregato l’idea“. Bastò poco tempo, una bella carbonara e qualche rapido chiarimento per ricomporre la situazione. In seguito Aldo riempì di complimenti l’amico.

Chi era la marchesa del Grillo, la madre di Onofrio e che fine ha fatto?

La marchesa del Grillo, la mamma di Onofrio

Una domanda ricorrente legata attorno a “Il marchese del Grillo” riguarda la vera identità della madre di Onofrio. Mario Monicelli e Alberto Sordi non ne hanno mai voluto svelare i retroscena sulla figura dell’attrice. Grazie a Ivan Drogo Inglese, il presidente di Assocastelli che assegna annualmente il Premio Cinema e Patrimonio nella Mostra Internazionale del Cinema a Palazzo Nani Bernardo di Venezia, abbiamo scoperto di recente di chi si trattasse.

La donna non era un’attrice ma la contessa Elena Daskova Valenzano. Per quaranta anni ha ricoperto il ruolo di segretario generale e vice presidente del Premio David di Donatello insieme a Italo Gemini, presidente dell’Agis, vincitore dello stesso riconoscimento a metà anni Cinquanta.

Elena è stata anche l’amante di Galeazzo Ciano negli anni Trenta mentre quest’ultimo era sposato con Edda Mussolini. Era una donna di potere, quindi in grado di poter interpretare perfettamente il ruolo che poi ha magistralmente impersonato nei panni proprio della marchesa del Grillo. Elena è morta negli anni Ottanta.

Le location

Gasperino, il carbonaio

Il marchese del Grillo, dove vederlo: il film completo non è su Netflix

Il film “Il marchese del Grillo“, di Mario Monicelli, con Alberto Sordi protagonista, è disponibile in streaming su Chili e su Rakuten TV.

Il marchese del Grillo: le frasi celebri del film

“Il marchese del Grillo nun chiede mai sconti: paga o nun paga… e io nun te pago!”

“Se tu me freghi qui, me freghi su tutto! Perciò sei un ladro; sei ladro tu, tu padre e tu nonno e io ve licenzio a tutti e tre”

Marchese: “Eheh, il mondo è fatto a scale, Santità!”

Papa: “Me farai rompere l’osso del collo, tu!”

Marchese: “Embe’, morto un Papa… se ne fa sempre un altro!”

“Quanno se scherza, bisogna èsse’ seri!”

“Roma è tutta un vespasiano”

“Un ideale un uomo deve averlo, anche se è sbagliato”

“Chi se gratta la fronte c’ha le corna pronte!”

“I tuoi antenati falegnami giudei hanno costruito la croce con la quale è stato ucciso nostro signore Gesù Cristo; posso esse’ ancora un po’ incazzato per questo?”

“Che ci volete fare: io so’ io, e voi non siete un c***o!”

La giustizia non è di questo mondo, ma dell’altro” – Paolo Stoppa nei panni di Papa Pio VII parlando al marchese del Grillo

Il marchese del Grillo: incassi

Il marchese del Grillo” incassò un totale di quasi 12 miliardi di lire risultando il secondo film negli incassi totali della stagione cinematografica italiana 1981-1982. Nella stessa annata superò i guadagni di film come “Il Tempo delle Mele“, “Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta“, e “Agente 007 – Solo per i tuoi occhi“.

Altre curiosità: Gigi Proietti avrebbe potuto prendere parte ne “Il marchese del Grillo

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