Rocky IV è stato l’episodio dell’intera serie che ha riscosso maggior successo ed ha stracciato ogni record sui film sportivi, diventando quello dal maggior incasso in assoluto, circostanza che aprì inevitabilmente le porte a Rocky V. La trama del quarto capitolo è avvincente ed all’altezza delle aspettative, ribaltando ogni pronostico che vedesse la storia in declino e senza più l’hype dei primi film.

Sylvester Stallone capì subito quanto fosse impossibile non dare seguito a tutto ciò e ormai l’impressione era che la saga non sarebbe mai incappata in strade buie e impervie. Tutto appariva in discesa sebbene ogni nuovo ostacolo sembrasse ogni volta più insidioso. Tuttavia stava arrivando il primo vero ko per Stallone e per Rocky e non proveniva dal ring.

Rocky V nel 1990 venne sponsorizzato e pubblicizzato come un capolavoro. I percorsi del personaggio

Nei primi due film della saga Rocky è un “escluso” che arriva al successo per buona sorte e per impegno, dedizione ma soprattutto grande cuore. Nel terzo, considerando che già dopo il primo film per Stallone la storia si sarebbe dovuta concludere, si dava l’idea di tirarla avanti per le lunghe ma il personaggio ha assunto degli aspetti innovativi che hanno incuriosito il pubblico.

Rocky è diventato un borghese che vive nel lusso e si è dimenticato un po’ cosa volesse dire vivere nella miseria dalla quale proviene. Sono due eventi shock a riportarlo sulla terra: la morte dell’allenatore Mickey e la perdita del titolo per opera di Clubber Lang. Nel quarto film la storia passa a un concetto più profondo, quasi politico, a tratti razziale e mai come ora attuale in merito ai rapporti USA-Russia.

Il quarto film introduce nuovi personaggi e un aspetto molto “hollywoodiano” alla pellicola che diventa palco di debutto cinematografico sul vero grande schermo per l’attore Dolph Lundgren nei panni del temuto Ivan Drago. Così per Rocky e così per Stallone, in quel parallelismo che continua e cammina a braccetto, portando con sé il pugile e l’attore, gli “esclusi” che sono diventati grandissimi, che hanno vinto la lotteria.

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La gente era stanca di Rocky

Sylvester Stallone nel 1990

Rocky muore, viene battuto da Tommy Gunn e muore” diceva il regista del primo e del quinto film della saga, John Avildsen, nel documentario di History Channel dedicato a Rocky. Nel 1990 però Stallone non sapeva davvero cosa farsene di Rocky e come trovare il modo di dire la parola “fine” alla saga.

Dopo quasi quindici anni il pubblico era “stanco di Rocky” asseriva il critico cinematografico Todd Gilchrist. Le persone si stavano allontanando e Stallone, come Rocky, avevano fatto il loro tempo. Ci si chiedeva se ci fosse qualcuno ancora che tifasse per Rocky e per Stallone.

Stallone voleva ricostruire la magia del primo film e richiamò il regista Avildsen

Avildsen venne richiamato per dirigere il quinto film della saga, Stallone voleva ricostruire la magia del primo Rocky ed è un tratto evidente anche nel film con il ritorno alle origini e nella miseria. Il regista negli anni lontano dal set di Rocky non eguagliò mai il successo ottenuto con il primo film della saga, sebbene la trilogia di “Karate Kid“.

Secondo quanto dichiarato dal produttore Robert Chartoff, Stallone non aveva molta voglia di “rimettere insieme i pezzi” di una storia che stava culminando, dovendosi chiudere per “nove mesi in uno studio di post produzione“.

Il nuovo rivale di Rocky: stavolta doveva essere diverso e in Rocky V fu la volta di Tommy Morrison (Tommy Gunn)

Ma dopo Rocky IV la verità era che la passione stava finendo così Stallone cercava un modo per riportare il personaggio alle origini. La fortuna del personaggio termina così come finiscono i soldi e Rocky riporta la famiglia nel suo quartiere d’origine. Non può combattere dopo le ferite riportate dalla sfida contro Drago, allora si dedica cuore e anima al suo nuovo allievo, Tommy Gunn.

Un omaccione che ci mette un po’ di tempo prima di farsi considerare pienamente da uno sfiduciato e disilluso Rocky. Tuttavia, una volta entrato nelle grazie del suo nuovo coach, Tommy diventa il protetto di Balboa, attirando le invidie del figlio, ormai cresciuto, e non solo.

Il personaggio è interpretato da Tommy Morrison, il compianto pugile professionista scomparso il 1° settembre del 2013 alla prematura età di 44 anni. A consigliare Tommy a Stallone è stato suo fratello Frank ho visto questo ragazzo su ESPN” gli disse, studiando i suoi incontri da pugile.

Manda tutti al tappeto, combatte bene“. Stallone stava cercando “qualcosa di diverso” dopo aver affrontato molti “cattivi“, era il momento di cambiare, simultaneamente ai cambiamenti forzati che l’età e la storia del personaggio dovevano raccontare. Fu quindi selezionato Tommy Morrison per il ruolo anche se c’erano già pronti degli attori, lui fu quello che colpì di più grazie alla buona arte recitativa.

Il legame tra i due diventa qualcosa di ossessivo nella trama del film, un qualcosa di morboso in particolar modo per Rocky. Quando Tommy decide di affidare le proprie prestazioni al promoter George Washington Duke, Rocky ci rimane male sebbene continui a tifare per il suo ragazzo. Tuttavia, dopo aver vinto un incontro con Cane, il ragazzo ringrazia pubblicamente solo il suo nuovo promoter e non Rocky che ne resta particolarmente deluso.

La rissa di Rocky V: Rocky vs Tommy Gunn

Dopo aver tifato per il suo ex pupillo e aver digerito la delusione del mancato omaggio di Tommy, Rocky decide di rifugiarsi con gli amici e Paulie nel solito bar. Viene così raggiunto da Tommy che decide di affrontare la star della gente per far ricredere tutte le persone che lo hanno fischiato, non riconoscendolo come il loro campione. Non sicuramente al pari di Balboa, confronto che il ragazzo vive male.

Stavolta, in Rocky V, l’incontro non avviene sul ring ma per strada. Frank Stallone rivelò che secondo un suo personale sondaggio, la gente bocciò il film per la mancanza di un vero combattimento sul pugilato in un incontro sul ring. Singolare pensare che solo quindici anni prima i registi bocciassero la sceneggiatura solo per il fatto che si trattasse di una storia che includesse il pugilato.

Anni dopo è diventato l’elemento mancante in Rocky V. Una mancanza che la scazzottata da strada tra Rocky e Tommy non compensa, sebbene i pregressi coinvolgenti tra i due nello sviluppo della trama. Il produttore Robert Chartoff era convinto che l’idea di una rissa da strada fosse perfetta “dopo quattro combattimenti sul ring“. Si sbagliava.

Rocky V è stato un fallimento: gli incassi al botteghino

Lo stesso Stallone ammise nel documentario che si trattò di una sua “colpa“. E quando rivide l’incontro si disse “no, è inverosimile“. Sebbene si trattasse di una scazzottata “interessante” nata con l’idea di colpire il pubblico in maniera alternativa, anche secondo il suo interprete stavolta Rocky l’aveva fatta grossa, risultando “deludente” come diceva lo stesso Sly a History Channel.

Eravamo tutti più vecchi e il film non funzionò” ricordava Frank, il fratello di Stallone. Tuttavia secondo Avildsen il film sarebbe dovuto essere un successo visto che inizialmente prevedeva un finale forte con la morte di Rocky “con la testa sul grembo di Adriana“. Ma a Hollywood l’idea non piaceva, “le persone come lui non muoiono” si sentì dire il regista.

Quindi alla fine nella rissa da strada è Rocky ad avere la meglio su Tommy. Ai botteghini statunitensi il film incassò solamente 40,9 milioni di dollari, ben lontani dalle cifre da capogiro dei precedenti due episodi della saga. Eppure la pellicola venne annunciata come un grandissimo capolavoro con una campagna di marketing molto virale.

L’incasso in tutto il mondo raggiunse i 119,9 milioni di dollari. L’intenzione di riportare il personaggio alle origini non funzionò, Stallone era ormai un’altra persona e alcuni notavano l’attore distratto durante le riprese. “Non era più un attore affamato” ricordava Avildsen, “aveva una schiera di persone che faceva ciò che chiedesse loro” era quindi “difficile trovare del tempo per girare il film”. Qualcosa era cambiato.

Riteneva il quinto film la fine di tutto” ricordava Burt Young, interprete di Paulie, nel documentario di History Channel, e “non ci mise la stessa passione degli altri film“. Ormai tutto lasciava pensare a una conclusione e durante i sedici anni di pausa dalla saga, per chiunque, Rocky era un capitolo finito, chiuso, terminato. Eppure non andò così…

Rocky V: Stallone recitò con il figlio, Sage, morto nel 2012

Sage Stallone ha interpretato Robert Balboa in Rocky V, il figlio di Rocky nel film e di Sylvester nella realtà. Sage è morto nel 2012 per arresto cardiaco anche se all’inizio Sylvester dovette lottare contro le speculazioni sul decesso del figlio. Secondo alcune voci sarebbe morto per un cocktail letale di alcol e farmaci, smentite poi dall’autopsia.

Stallone ha sempre ricordato con grande dolore l’evento, Sage era il suo primogenito. In quei giorni ridusse molto l’attività lavorativa e stava anche per saltare il film Creed, mentre il progetto era in procinto di entrare in pre-produzione. Tuttavia ripercorrere nella storia il legame “padre-figlio” lo aiutò a superare il lutto, omaggiando il figlio Sage con il suo impegno.

Tommy Morrison: la morte nel 2013

Tommy era un pugile molto apprezzato, tra i migliori degli anni Novanta. Nel 1993 divenne campione dei pesi massimi WBO sconfiggendo ai punti un ormai 44enne George Foreman. Tomas David Morrison era malato di AIDS e morì il 1° settembre del 2013 dopo un anno di infermo a letto, come raccontò sua madre Diana.

Secondo Trisha, la moglie dell’ex pugile, Tommy però morì a causa della sindrome di Guillain-Barré e negò che il marito avesse contratto l’HIV. Ancora oggi la morte di Morrison resta un mistero.

Le altre curiosità:

Union Cane interpretato dall’attore ed ex pugile Michael Anthony Williams
  • Non solo Tommy Gunn è interpretato da un vero pugile, anche il suo rivale sul ring, Union Cane, era un pugile professionista. Si tratta dell’attore, e appunto ex pugile, Michael Anthony Williams.
  • I giornalisti che appaiono nella pellicola sono veri reporter delle emittenti televisive di Philadelphia. Tra loro anche giornalisti della carta stampata.
  • I pantaloncini con i quali Rocky ha affrontato Apollo nel primo film della saga appaiono ancora una volta (l’ultima), la quinta su cinque film.
  • La collana di Rocky con il guanto d’oro era già stata mostrata in Rocky III e in Rocky IV. Durante la premiere a Hollywood sono state distribuite le collane agli spettatori nel teatro cinese “Grauman“.
  • Il personaggio di George Washington Duke, interpretato dall’attore Richard Gant, si ispira al noto promoter Don King. Come evidenza anche lo slogan “Only in America“.
  • Per la prima volta nella saga si scopre il vero nome di Rocky: Robert. Merito di Rocky Jr. quando chiede un approfondimento sulle origini del suo nome, appunto “Robert”. Un riferimento al nome è apparso anche in una immagine su una cards nelle chewing gum rilasciate simultaneamente all’uscita di Rocky II.
  • Già nel documentario di History Channel basato sulla saga di Rocky si evinceva che a Stallone questo quinto capitolo non fosse andato proprio giù. Ma in una intervista rilasciata a Jonathan Ross diede alla pellicola addirittura voto 0 dopo che gli venne chiesta una valutazione da 0 a 10.
  • Il regista John Avildsen evidenziò al direttore della fotografia, Steven Poster, che le scene erano troppo illuminate a discapito del realismo ricercato, quel ritorno alle origini che coincideva con i due lavori del regista sulla saga. Tuttavia Poster gli disse che senza quella illuminazione sarebbe sembrato “un documentario a basso costo“. Avildsen però sorrise e rispose “esattamente“.
  • Sebbene il flop, con Rocky V Stallone sigla un record: il suo stipendio, rispetto al primo film della saga, è aumentato del 65,117% che vuol dire uno dei più grandi aumenti della storia del cinema per qualsiasi attore. Nel primo film guadagnò “solo23 mila dollari mentre in Rocky V il suo stipendio è stato di ben 15 milioni di dollari.
  • Quando Rocky cade a terra stordito durante la rissa con Tommy Gunn, ricorda Mickey e rivive le sue parole nell’allucinazione che appare in cima ai binari della metropolitana. In origine quella scena era contestualizzata a Rocky III: sarebbe dovuto apparire il ricordo del match contro Clubber Lang e in un secondo momento Mickey che lo invita a non mollare.
  • Rocky sarebbe dovuto morire anche stavolta. Ma il personaggio resiste. Secondo l’idea di partenza il pugile sarebbe morto alla fine del film come abbiamo già visto, durante la rissa con Tommy Gunn. Ma nel dettaglio la scena prevedeva la morte di Rocky in ambulanza mentre la stessa era diretta verso l’ospedale, con Adriana al fianco del marito. Una volta giunti in ospedale Adriana avrebbe annunciato la morte di Balboa dicendo che il suo spirito “avrebbe continuato a vivere“. A queste parole si sarebbe aggiunto un flashback della celebre corsa sulla scalinata del Philadelphia Museum. Alla fine è stato lo stesso Sylvester Stallone a cambiare idea per riscrivere il finale.
  • In una intervista risalente al 2010 per il “The Sun“, Stallone disse che il flop del film era dovuto alla caduta in disgrazia del personaggio, un lato negativo che avrebbe dovuto risparmiare ai fan della saga. “Il pubblico non voleva vederlo così“, anzi lo volevano “ancora in cima“. Oltretutto rivelò di aver realizzato la pellicola solo per avidità.
  • Nel primo Rocky appare Marie, interpretata da Jodi Letizia. Marie è la ragazzina che il pugile riporta a casa cercando di spiegarle di dover curare la propria “reputazione“. Nel quinto film della saga sarebbe dovuta riapparire nei panni di una prostituta, dimostrando di non aver affatto seguito il consiglio di Rocky. Tuttavia in fase di montaggio finale del film la scena è stata tagliata.
  • Nel film appaiono gli arbitri Frank Cappuccino, celebre arbitro di boxe, e l’ex-pugile Lou Filippo (presente anche in altri film della saga).
  • Il luogo del primo combattimento di Tommy Gunn coincide con quello del primo combattimento di Rocky nel film del 1976, quando Balboa affronta Spider Rico.
  • Sebbene il flop, la critica ha apprezzato il film. Il Los Angeles Times ha considerato la pellicola come la migliore della saga. Oltretutto sul noto sito Rotten Tomatoes, il 21% delle recensioni professionali apprezza il film.

Stasera in tv

Per chi stasera preferisce restare a casa e non uscire, visto il maltempo incombente, può godere della messa in onda del film su Rete4, a partire dalle ore 21.25. Buona visione.

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