L’Intervista di Repubblica al cantante che ha lanciato il suo nuovo disco “Nei letti degli altri”
Si trova nel pieno del suo “European Tour”, nelle principali città europee, mentre il suo nuovo disco “Nei letti degli altri” continua a scalare posizioni in classifica: Mahmood, all’anagrafe Alessandro Mahmoud, si è aperto in un’intervista rilasciata al quotidiano Repubblica.
Tanti i temi toccati, dal nuovo disco, al rapporto con l’Italia, passando per l’amore e la morte. Sì, perché, “ogni tanto mi immagino morto”. Lo dice per davvero. “È una sensazione. Brutta, ve’? Speriamo di no”.
Inoltre, il cantante parteciperà al concertone del primo maggio a Roma: un’emozione unica, ma anche “una grande occasione per sensibilizzare e ricordare i diritti dei lavoratori”. Mahmood non si nasconde e parla dell’Italia come il Paese che gli ha dato tutto e “dire che non mi rappresenta sarebbe come sputare nel piatto dove ho mangiato”.
Mahmood a cuore aperto: “Vorrei diventare padre, ma non riesco a innamorarmi”
Mahmood ha inoltre manifestato la sua volontà di diventare padre. “Ammetto che ci sto pensando da un po’. Forse sì, forse no. Intanto vorrei un cane. Ma sono sempre in giro”. Tuttavia, prima di poter prendersi cura di un figlio, ha bisogno di trovare una partner. Impresa che, al moment, sembra complicato.
“Io non mi innamoro mai” – dice. “E se sono innamorato, non lo so neanche io. Sono un po’ complicato a livello sentimentale. Sto cercando di capire quali sono i miei dossi, i miei blocchi. Ci sto lavorando. L’ultima volta che si è innamorato è stato all’età di 16 anni. Poi non più. “Perché l’innamoramento si è trasformato in qualcos’altro, e ho iniziato ad avere un diverso approccio al sentimento”.
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Mahmood: “Nei letti degli altri è il mio disco più maturo”
Nei mesi scorsi, intanto, l’artista ha lanciato il suo terzo album, intitolato “Nei letti degli altri: “il più intimo, ma anche il più maturo a livello emotivo“. Infatti, “al terzo disco, c’è anche maggiore attenzione, per esempio sulla produzione vocale, nei dischi precedenti curata un po’ meno. Bisogna sempre alzare la qualità. E crescere”. Inoltre, questo disco “è stata l’opportunità di raccontarmi in maniera più dettagliata e soprattutto più sincera. Prima i lati negativi cercavo di nasconderli. Adesso, invece, butto proprio tutto nelle mie canzoni”. In altre parole, “uso la scrittura come autoanalisi” – aggiunge il cantante.
Tuttavia, Mahmood, sebbene dica di sentirsi felice, non crede di essere arrivato all’apice della sua carriera.
Anzi, “non mi sento ancora a metà del mio percorso. Ho tanti progetti in mente. Uno di questi è andare in America per scrivere lì con produttori nuovi”.
