A più di 2 anni dall’assassinio del piccolo Matias, è finalmente terminato l’iter giudiziario che ha portato alla condanna definitiva di Mirko Tomkow, che uccise suo figlio a coltellate. I giudici della Corte d’Appello di Viterbo, dopo aver descritto l’omicidio dell’11enne come “una ripugnante esecuzione per una vendetta trasversale”, hanno condannato il 47enne all’ergastolo.

La ricostruzione dei fatti

Secondo le ricostruzioni delle autorità, l’uomo, allontanato dalla casa di Cura di Vetralla perché violento, il 16 gennaio 2021 si introdusse nell’abitazione. Al buio, ubriaco, aspettò il rientro a casa di suo figlio che appena varcò la porta fu aggredito e per evitare che urlasse gli chiuse la bocca e gli occhi con il nastro per pacchi. Poi, non contento lo pugnalò 4 volte al cuore con un coltello da cucina e adagiò il corpo ormai morente del bimbo nel cassettone del letto, con l’intento di bruciarlo. Tuttavia, a causa dei fumi dell’alcol, uniti a quelli della benzina, il 46enne svenne e fu rinvenuto dai carabinieri, ancora sporco di sangue.

A tal proposito, Mirko Tomkow, condannato per aver uccise il figlio, disse: “Sono entrato in casa e non c’era nessuno. Con un coltello da cucina ho aperto la porta della soffitta. Ho fumato, bevuto e aspettato. Mentre ero lì ho sentito le ruote dello zaino di mio figlio che sbattevano sui gradini e sono sceso. Appena mi ha visto ha urlato di andarmene via. L’ho scaraventato a terra e messo nel lavandino del bagno, mentre Matias continuava a gridare. Era fastidioso, per farlo smettere ho preso lo scotch e glielo ho avvolto sulla faccia. Il coltello l’ho preso alla fine, ma non mi ricordo”.

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Mirko Tomkow condannato all’ergastolo per aver ucciso suo figlio

Mirko Tomkow, prima del verdetto finale di condanna all’ergastolo, ha anche tentato di chiedere scusa per aver ucciso suo figlio. Per i giudici, però, quelle parole non sono state sufficienti e il 47enne sarà costretto a vivere il resto dei suoi giorni in carcere. Il Tribunale di Viterbo a proposito della condanna ha dichiarato: “La condotta tenuta desta certamente ripugnanza e appare spregevole e vile. L’imputato ha inveito contro il proprio figlio, un bambino di 11 anni solo in casa. Infierendo in maniera reiterata e provocandogli una morte non immediata e densa di sofferenze fisiche”.

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