Fausta Bonino, l’ex infermiera dell’ospedale di Piombino accusata di aver ucciso alcuni pazienti tramite iniezioni di eparina, subirà un nuovo processo. La Corte di Cassazione, infatti, ha confermato l’assoluzione della donna, solo per 6 casi sospetti su 10 totali. Per i restanti 4 dovrà affrontare un appello bis.
L’infermiera lavorava all’ospedale di Piombino ed è indagata per diverse morti sospette tra il 2014 e il 2015
La donna in origine era stata indagata per diverse morti sospette avvenute tra il 2014 e il 2015 nel reparto in cui lavorava, all’ospedale di Piombino. Secondo l’accusa, la donna causava la morte ai suoi pazienti tramite iniezione di eparina, un anticoagulante che se assunto in dosi massicce può provocare emorragie interne, e che non risultava prescritto dai medici a nessuno dei pazienti deceduti.
La Corte d’appello di Firenze, nel gennaio 2022 aveva assolto la Bonino da tutte le accuse poiché non c’erano «indizi gravi, precisi e concordanti» per ricondurre le morti nel suo reparto, direttamente a lei, evidenziando come il reparto non era blindato, non era controllato da telecamere e che le stesse porte d’accesso il più delle volte venivano lasciate aperte. Tali argomenti permisero alla Corte d’appello di Firenze di cancellare la condanna all’ergastolo ai danni della donna, inflitta nel 2019 dal gip del tribunale di Livorno.
Il procuratore generale della Cassazione ha però chiesto di annullare la sentenza di assoluzione della Corte d’appello di Firenze e la Corte di Cassazione ha accolto la richiesta. L’ex infermiera, indagata per 10 casi di morti sospette, dovrà ora difendersi in un appello bis per i restanti 4 casi.
L’infermiera in origine fu arrestata nel marzo del 2016 dai carabinieri e accusata di aver provocato la morte di 14 pazienti del reparto di rianimazione dell’ospedale in cui lavorava. Successivamente i casi si ridussero a 10 e da oggi sono diventati 4. Al momento, però, Fausta Bonino è stata condannata a un anno e 6 mesi perché all’interno della sua abitazione erano stati rinvenuti medicinali sottratti impropriamente all’ospedale.