In un briefing alcuni esperti parlano delle ultime piccolissime speranze di ritrovare il Titan, ora che l’ossigeno è finito
Anche il mondo accademico riduce quasi a zero le speranze di salvare i cinque occupanti del Titan dispersi da giorni nelle profondità oceaniche.
Da quando ha avuto inizio la tragica ricerca del sommergibile Titan, infatti, tutto il mondo sembra essersi bloccato col fiato sospeso. Nel vero senso della parola se si pensa ai cinque poveri passeggeri del sottomarino di OceanGate Expeditions in questi minuti a trovarsi privi della necessaria dose di ossigeno.
Ad assottigliare sempre più le ultime speranze ci pensano alcuni esperti britannici in un briefing allo Science Media Centre. Il professore di ingegneria Alistair Greig e il geofisico Rob Larter, rispettivamente dello University College di Londra e del British Antarctic Survey, si sono espressi in maniera chiara.

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“Non sappiamo quanto tempo ci vorrebbe ma in uno scenario operativo normale pensiamo ci vogliano circa due ore per scendere in profondità e ancora circa due ore per risalire“. Il geofisico ha sottolineato il fatto che “più lungo è il tempo che trascorre, minori saranno le possibilità di successo”.

Tuttavia, anche se i calcoli suggeriscono che la fornitura di aria respirabile di 96 ore del Titan dovrebbe essere esaurita, altri specialisti hanno messo in chiaro che si tratta di una stima relativamente imprecisa. E potrebbe maggiore nel caso che i passeggeri abbiano preso misure per “gestire” l’aria respirabile rimasta.
Nel frattempo, tramite la nave Atlante, è stato calato nell’area di ricerca il robot Victor 6000, in grado di immergersi in profondità estreme. Il robot, provvisto di bracci manovrati a distanza, può tagliare cavi o contribuire alla rimozione di grossi oggetti, come appunto il Titan.