L’addio alla televisione di Fabio Fazio: il conduttore ha preannunciato di essere in procinto di lasciare per andare in pensione
Si congeda con un po’ di veleno Fabio Fazio, come rivelato nell’intervista al Corriere della Sera: il conduttore lascia la televisione. Certo, farlo ora con il suo Che tempo che fa all’apice non è proprio una mossa astuta. “D’altronde, se c’è una regola che ho imparato da Carlo Freccero, è che 1 anno di televisione equivale a 7 anni di un uomo. Quindi mi aspettano, facendo i conti, altri 28 anni di lavoro in tv”, ha ironizzato il giornalista. Conti alla mano, dunque, ha deciso di dire basta, ma non nell’immediato: “Tra quattro anni scendo”. Il lavoro gli piace, ma dopo un po’ di tempo tutto cambia, a cominciare dalla stanchezza fisica e dalle motivazioni: “Vivo. Mi riposo. Se smettessi ‘Che tempo che fa’ potrei finalmente dedicarmi alle cose che amo di più. Leggerei, per esempio”.
La polemica su Sanremo
Nell’intervista al noto quotidiano ha anche parlato della polemica con la Rai, abbandonata in estate per accasarsi con un’altra emittente dopo tantissimi anni di collaborazione. Ancora oggi, Fabio si sente nel mirino: “Sarà sicuramente una coincidenza il fatto che di solito il vincitore veniva da me. Perché non può essere vero che è stata fatta una regola contro il mio programma. Non può essere vero. Anche perché a Natale siamo tutti più buoni”, ha ironizzato in merito al divieto dei cantanti di rilasciare interviste in trasmissioni esterne ai palinsesti della Rai.
In merito, non si è fatta attendere la risposta dell’amministratore delegato Roberto Sergio: “Il vincitore di Sanremo – ha detto -, la sera della domenica, andava da Fabio Fazio… quando era in Rai. Ora che lui è alla Nove, rete concorrente, il vincitore sarà sempre ospite in Rai”. Dunque, non cambia nulla, semplicemente il format di Fazio si è spostato. “Non vedo alcuna differenza col passato. Non c’è nessuna novità. Ogni motivo è buono per contestare la Rai”. Poi una chiosa, lanciando stilettate ovunque: “Ma l’unica verità è che oggi e, nonostante i profeti di sventura, anche per il futuro, in Italia la televisione è la Rai. Che continuerà a contribuire alla costruzione dell’identità nazionale, consentendo ai cittadini di riconoscersi dentro una memoria che appartiene a tutti”.
