“Cosa ti ha detto la Meloni, neanche un ‘in bocca al lupo’”, chiede Giuseppe Candela del Fatto Quotidiano mentre Pino Insegno si destreggia tra i microfoni, rilasciando le interviste ai giornalisti. Intercettato anche dal Corriere, il conduttore ha detto: “Sono stato a palazzo Chigi per organizzare un’opera di beneficenza”.
L’intervista
Il governo Meloni dura dieci anni, Insegno lei ha la carriera assicurata…
«Avrò 73, sono già grande».La sua comunque è una straordinaria carriera di 40 anni e finalmente ora viene riconosciuta.
«È sempre stata riconosciuta».Non sempre perché lei mi pare fu epurato o cacciato. Mi aiuti a trovare il termine giusto.
«Non voglio fare polemiche. Ha detto una cosa giusta: una carriera di 40 anni. Ci sono dei momenti in cui sei sù ed altri in cui sei giù. L’importante è che quando torni in campo fai il tuo dovere di professionista. E io sono un professionista, grazie alle persone che mi guardano. Fino ad adesso di insuccessi non ne ho inanellato nessuno».È emozionato?
«Sempre, come se fosse la prima volta».Quando le hanno detto «ritorni non con una ma con due trasmissioni».
«Pensi che io ho fatto anche quattro trasmissioni in un anno. Nella televisione moderna c’è tantissimo spazio per le persone che la sanno fare. Ho avuto la fortuna di lavorare con in trasmissioni Rai con ospiti del calibro di Sordi, Manfredi, Tognazzi, Gassman, Delia Scala, il Quartetto Cetra, Sandra e Raimondo, Ric e Gian. C’era Agus, Aldo Fabrizi. Mi ricordo Gigi Proietti e Walter Chiari, c’era il mondo!Io cerco di fare il mio meglio. Sono un buon artigiano, questo sì».Si è parlato tanto di lei in questi mesi. Per ogni casella spuntava il suo nome, anche per Sanremo.
«No, no ho letto il mio nome anche per fare il ct della Nazionale. Lì ho avuto un brivido. D’altronde Mancini non si è qualificato ai Mondiali, quindi posso farlo anch’io anche se sono laziale. Si vive in una società multilaziale… Beh, se lavori in un teatro è perché lo riempi non perché sei amico del padrone del teatro».«Io conosco solo la parola meritocrazia. Nessuno si è mai chiesto dopo che ho fatto 500 puntate di un programma perché non ci fossi più io a condurle».
A chi deve ringraziare per questo ritorno.
«A parte me stesso? La gente sapeva quello che valevo».Chi lo sapeva?
«Tutti. Tutta la gente».«Se Lotito diventa senatore e io gli sono vicino perché laziale, io non lavoro perché sono della Lazio».
Ma è stato scritto che lei nei mesi scorsi è stato a Palazzo Chigi e che conosce Giorgia Meloni da 20 anni.
«Vero, da più di 20 anni e sono stato a Palazzo Chigi per organizzare una manifestazione di beneficenza (una raccolta fondi per combattere la Sla, ndr) ma all’uscita dicevo ai giornalisti ch’ero stato a Chigi perché c’è il caffè buono. Non ho mai detto che sono commendatore della Repubblica per meriti sociali. Pensi mi ha fatto Napolitano, incredibile. Per cui io sono stato lì per motivi sociali molto importanti che ho preferito non raccontare».Quindi posso titolare che lei è qui per merito?
«Totti è un campione, non è perché sono laziale che non posso ammetterlo. Io devo essere meritocratico nei confronti di uno che è stato un campione. Devo denigrare un grande campione perché della Roma? Fine del discorso. Conosco solo la parola meritocrazia. Intanto studi un po’ di dizione che si sente che è siciliano. Di dov’è lei?».Di Messina.
«Messina, la prima data della mia vita. Teatro Romolo Valli, 43 anni fa. Lei c’era?»
Mi spiace deluderla, stavo studiando il milanese. Grazie comunque.