“Noi donne siamo ‘crocerossine’, ma non va bene. Al primo schiaffo dobbiamo lasciarlo”: l’intervista choc della Venier, “picchiata da un uomo” che diceva di amarla
“Picchiata da un uomo, era violento, molto violento”, lo diceva Mara Venier non molti mesi fa in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. Delle dichiarazioni scioccanti da parte della zia Mara, padrona di casa a Domenica In. Quell’uomo “è arrivato a cercare di uccidermi”. Mara si è sentita in dovere di spendere parole di vicinanza a quelle donne che soffrono in silenzio, che non denunciano per tanti motivi. La vergogna, il plagio, il timore. “Non ha accettato la fine della nostra storia – quell’uomo – diceva di amarmi ancora”. Lei aveva deciso di dire “basta”, cosa che a quanto pare valeva solo per lei.
Imperterrito, quest’uomo la attese “sotto casa” e, munito di “un coltello”, per poco non compiva un gesto insano. “Diceva di amarmi ancora – raccontava la conduttrice – ma questo non è amore. Sono uomini che si sentono proprietari del tuo corpo e della tua anima. E ti distruggono”. La Venier non ne ha mai parlato pubblicamente, salvo nell’intervista di qualche mese fa. E assicurava: “Ho pagato un prezzo altissimo”. Il disagio, il malessere, il dolore, non erano confinati solo alla fisicità, ma anche, se non soprattutto, miravano alla psicologia della vittima, in questo caso lei. Non ti fanno del male “soltanto con le botte o con le coltellate, ti fanno sentire una nullità”. Come se la donna fosse un oggetto “nelle loro mani. Ho provato la paura della violenza fisica e di sporgere denuncia”. Un mix di emozioni tra le quali non mancava quella dell’amore: “Ero innamorata e quando ami non vuoi vedere”.
“Andavo sul set con la scorta”
L’amore, il sentimento più bello che l’essere umano riesce a provare, vivere e trasmettere. Tuttavia, allo stesso tempo a volte toglie la lucidità e la capacità di giudizio: “Ti porta a giustificare quasi tutto. Fu un grave errore. Alla fine sono stata costretta a denunciare, andavo sul set con due carabinieri di scorta”. Ciò di cui si rammarica ancora oggi è il fatto di aver atteso tutto quel tempo prima di “reagire”: “Avrei dovuto interrompere la spirale prima. A lungo è rimasto dentro di me qualcosa di irrisolto: la debolezza, la rabbia, l’incapacità di reagire”. Un po’ punta il dito su “noi donne”, sulle caratteristiche di alcune di loro: “Siamo fatte così. Abbiamo la sindrome da crocerossine”. Ma è l’atteggiamento sbagliato, come lo è quello di pensare “io lo salverò, con me lui sarà diverso”, perché, secondo la zia Mara, “purtroppo loro non cambiano”. La soluzione migliore è “andarcene, lasciarlo, al primo schiaffo subito”.
