A più riprese, Cristiano Ronaldo ha sempre parlato del suo ruolo di papà rimarcando la serietà con la quale porta avanti il compito di educare i propri figli
Che fosse un campione anche nella vita vi erano pochi dubbi, altrimenti non sarebbe rimasto sul tetto del mondo per tutto l’arco della sua carriera professionale: Cristiano Ronaldo è un papà severo, lo immaginavate? Niente di drammatico, sia chiaro, va tutto contestualizzato allo stile di vita del calciatore. E guai a pensare che il riferimento sia puramente economico, perché intendiamo dire che il pluri pallone d’oro è ancora oggi, a 38 anni, un uomo impegnatissimo negli allenamenti, nel rigore, nella disciplina. Nel sacrificio, un valore importante che desidera insegnare a Cristiano Jr., il maggiore.
In una serie tv per Netflix, si evidenzia molto il legame familiare, a tratti appare quasi un estraneo per i figli: è il duro prezzo da pagare quando si è in cima al mondo e lì si vuol restare. Circostanza che comporta molto tempo lontano dagli affetti. Ma Cristiano a volte c’è, e quando può si fa sentire: “Voglio dargli il meglio, ma voglio anche che soffra un po’ come ho fatto io per raggiungere ciò che vuole essere”, aveva dichiarato non tanto tempo fa. L’iter oggi non cambia, la coerenza è un altro valore di Cristiano: “Ha un grande talento anche come calciatore, ma voglio motivarlo, spingerlo come ho spinto me stesso”.
“I miei figli hanno tutto facile, devono conoscere il sacrificio”

Riconosce di vivere in condizioni da privilegiato e che i figli ne sono consapevoli: “I miei figli hanno tutto facile, non devono sacrificare molto per ottenere ciò che vogliono. Ma devono essere umili. Devono lavorare sodo”, esclamava l’ex Real Madrid e Juventus. Col tempo, a più riprese, Ronaldo ha sempre ribadito questo concetto: “Passa tutto il tempo a chiedermi se può avere un cellulare e io gli dico che manca ancora un po’”. Ce lo vedete voi a dire di “no”? D’altronde, qualcuno dovrà educarli i ragazzi: “È vero che questa generazione è un passo avanti alla nostra e dobbiamo saper usare le nuove tecnologie – ammetteva in un secondo momento il portoghese – ma non possiamo essere ossessionati. Possiamo usarlo, ma non sempre”.