Nell’ospitata a Verissimo, Pietro Orlandi ha raccontato le ultime macabre novità sul caso più spinoso, misteroso e inquietante della cronaca italiana: le parole del fratello di Emanuela

È il 22 giugno del 1983, Emanuela Orlandi esce dalla scuola di musica per recarsi presso una fermata dell’autobus: il suo ultimo avvistamento; a quaratuno anni di distanza, il fratello Pietro porta in tv il contenuto di una lettera in cui si parla della gravidanza della sorella, “era incinta”. Negli anni sono emerse tantissime piste: si è passati dal terrorismo alla pedofilia, nel frattempo le stesse si sono incrociate e si intersecano tuttora con il Vaticano e con la criminalità organizzata. Oltre quarant’anni di silenzi, misteri, supposizioni e tanto dolore per la famiglia Orlandi, ancora oggi senza una spiegazione certa. Ma i parenti della vittima non si sono mai arresi e hanno lottato a lungo, interfacciandosi con innumerevoli segnalazioni che hanno condotto il più delle volte a dei deludenti “nulla di fatto”.

“Non smetteremo mai di cercarla, quarant’anni sono tanti”, urla oggi Pietro in televisione, il fratello di Emanuela. Ad ora, la verità sembra essere più vicina come mai in precedenza, eppure, di nuovo, per l’ennesima volta, rischia di non venire completamente a galla. Ai tempi Pietro era poco più che un ventenne: “Siamo caduti nel vero senso della parola era ricambiato tutto. La cosa più brutta era non sapere nulla. La paura di trovare Emanuela morta in un cespuglio”. Oggi è padre di ben 6 figli, l’unico vero raggio di luce in una vita fatta di dolore e sofferenza: “Mia moglie e i miei figli mi hanno sempre supportato. Patrizia ha sposato me e questa storia”.

“La sento viva, ha 53 anni, ma per me resta una 15enne”

“Io la sento viva, lei ha 53 anni ma nella mia testa è sempre la 15enne che è uscita di casa quel giorno. Io spero sempre di ritrovarla o almeno di capire cosa è successo e darle giustizia. Quando sono andato in Vaticano per portare tutto quello che io avevo scoperto ero felice, ma è passato un anno da quel giorno ma ancora non hanno fatto nulla. Sembra non ci sia la volontà di risolvere il caso. Loro non gradiscono ora la Commissione d’Inchiesta. In questo anno mi pare non si stia facendo nulla”.

Oggi l’indagine si sta sviluppando su tre scenari: quello della Procura, quello dal punto di vista del Vaticano e attraverso la Commissione d’inchiesta. In occasione dell’ospitata a Verissimo di domenica 4 febbraio, Pietro Orlandi ha mostrato documenti inediti:

“Un anno fa una persona mi scrive spiegandomi che lui viveva a Londra. Io lo ho ascoltato e mi ha detto che lui sapeva questa cosa perché lui era lì. Emanuela abitava al suo fianco nell’ostello dei preti. Lui dice che Emanuela era in un appartamento singolo non nell’ostello”.

La lettera è quella del Cardinale Poletti, inviata nel 1993 all’ex segretario di Stato inglese e Ministero della difesa:

“La ringrazio per essersi reso disponibile per il problema inaspettato (…). Importante che la signorina Orlandi rimanga viva e in salute, per quanto è chiara la visione del Vaticano che un feto all’interno di un grembo materno possieda un’anima comprendo la sua preoccupazione ed essendone coinvolto in prima persona condivido in parte il suo pensiero”.

Emanuela “era incinta”

Il contenuto della lettera è inequivocabile: Orlandi “era incinta”, come detto anche dalla conduttrice. Dunque, fu chiesto l’intervento dello Stato inglese da parte del Vaticano. Obiettivo: interrompere la gravidanza. “La lettera diranno che è falsa perchè la lettera è del 93 e Poletti non era piu’ vicario di Roma, ma per me è vera”, ha ribattuto Pietro. Lui non perde la speranza: “Tutti mi hanno garantito che presto partirà la Commissione parlamentare”. In merito alla pista della pedofilia, continua a fare eco la rivelazione della compagna di classe di Emanuela Orlandi: la donna avrebbe confessato al fratello che una persona vicina al Papa “ci aveva provato” nei giardini Vaticani. L’ospitata negli studi Mediaset si è conclusa con un accorato appello a Papa Francesco:

“Forse la persona che hai incaricato non sta lavorando oppure non è in grado. Prima dell’estate hanno trovato degli escamotage per scaricare sulla famiglia per dire quello che era successo per frenare la Commissione parlamentare. Io ho fatto nomi di persone che sono a conoscenza di fatti e loro non le hanno ancora chiamate”.

Tra i riferimenti del parente di Emanuela, anche degli screenshot di messaggi scambiati tra alcuni membri della Santa Sede, tutti risalenti al 2014, esattamente dieci anni fa.

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