“Un pensiero che avevo dal 22 dicembre”: l’interrogatorio di Giulia, la spesa per il Superbonus la tormentava

Emergono altri dettagli dell’interrogatorio effettuato presso l’ospedale Bufalini dove è ricoverata Giulia Lavatura, la mamma che si è lanciata dal nono piano del palazzo in cui vive: “Ero stressata dal Superbonus”, avrebbe detto la donna. Come riporta anche Il Resto del Carlino, la giovane donna che ha compiuto l’estremo gesto si lamentava delle 600mila euro di spesa. “Troppi per me, anche mia figlia sarebbe stata indebitata e io non potevo lasciarla in questa situazione”.

La mamma che si è lanciata dal nono piano con la figlia Wendy: “Ero stressata, come mio marito”

Tuttavia, stando alle ricostruzioni, i lavori del Superbonus non erano quelli del fabbricato in cui viveva la famiglia, ma quelli su una casa a Bagnacavallo, la cui proprietà è condivisa tra i due coniugi. Quegli stessi lavori preoccupavano anche il marito: “È un pensiero che avevo dal 22 dicembre, io e mio marito, vedendo nell’applicazione che non erano stati caricati nemmeno i nostri documenti”. Non sono stati mesi facili, la situazione tormentava tutta la loro famiglia. “Eravamo stressati per i bonus anche se avevamo ottenuto la cessione del credito”, ha riferito la donna al pubblico ministero Stefano Stargiotti.

I lavori avrebbero rappresentato la tipica “goccia che ha fatto traboccare il vaso”, come spiegato dal legale di Giulia. L’avvocato Massimo Ricci Maccarini ha già manifestato l’intenzione che tra non molto verrà presentata formale richiesta di perizia psichiatrica per la sua assistita. In merito, diversi psichiatri hanno proposto già la propria collaborazione. Il pm Stargiotti ha convalidato l’arresto nei confronti della 41enne, applicando misura cautelare in clinica, presso il Bufalini di Cesena, fino alle dimissioni e poi alla Psichiatria di Ravenna.

In un’altra dichiarazione precedente, Giulia ha detto:

“L’unica esitazione l’ho avuta quando mia figlia ha cercato di fermarmi. L’avevo presa in braccio che ancora dormiva e poi si è svegliata. Volevo suicidarmi e volevo che lei non rimanesse senza di me. Avevo premeditato tutto giorni prima”.

La zia della 41enne è intervenuta sul caso:

“Il Csm non è stato probabilmente in grado di seguirla. Non è possibile che una persona malata debba decidere per sé. Quando chiamavamo e chiedevamo aiuto, dicevano che non potevamo decidere per lei, che era lei che doveva farsi ricoverare. Ma come fa una persona che non riconosce di essere ammalata a dire: ‘Ricoveratemi’? La famiglia di una persona che sta male è completamente abbandonata e sola”.

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