A parlare è il legale della famiglia della vittima Giovanni Cacciapuoti. L’assassino rischia l’ergastolo: a processo il 18 gennaio
Femminicidio Tramontano. Giovanni Cacciapuoti, legale della famiglia di Giulia Tramontano, non ha dubbi: “Durante il baby shower del figlio Thiago Alessandro Impagnatiello simulava felicità. Sorrideva, abbracciava amici e parenti. Ma abbiamo la certezza che nelle stesse ore, di nascosto, stesse tentando di avvelenare la compagna Giulia e il suo bambino”.
Impagnatiello è accusato di omicidio volontario aggravato, occultamento di cadavere e interruzione di gravidanza non consensuale. Ci sono poi le aggravanti di crudeltà, vincolo della convivenza, futili motivi e soprattutto premeditazione. Il barista di Senago ha ucciso a coltellate la compagna Giulia Tramontano nel maggio 2023.
Cacciapuoti fa riferimento a un video di metà marzo 2023, due mesi prima del femminicidio Tramontano. “Durante il baby shower – spiega – i genitori rivelano il sesso del bambino a parenti e amici. Nel video, Impagnatiello fingeva: secondo quanto emerso, infatti, proprio in quelle ore stava propinando del veleno a Giulia. Mi ha colpito moltissimo. C’è il contrasto tra una donna che sta per diventare mamma, ed è felicissima di dirlo a tutto il mondo, e un uomo che, mentre ne sta desiderando la morte, finge di abbracciarla davanti a tutti”.
Femminicidio Tramontano, le prove della premeditazione: “Durante il baby shower”
“Questa storia ha toccato il cuore di tutti – ricorda Cacciapuoti – Donne, uomini, bambini e giovani che hanno visto in una vicenda del genere un vero e proprio racconto del terrore”. Al processo, previsto per il prossimo 18 gennaio, Impagnatiello rischia l’ergastolo. “La famiglia di Giulia si aspetta adesso che la Corte d’Assise sappia riconoscere le responsabilità, e sanzionarle in modo adeguato”.
“Giulia è stata uccisa con 37 coltellate, di cui circa 7 inferte quando era ancora in vita”, sempre le parole dell’avvocato, ricordando il video del baby shower. A pesare sulla sorte del 30enne, a riguardo del femminicidio Tramontano, anche le aggravanti di crudeltà e premeditazione, inizialmente escluse dal gip. “L’altra aggravante riconosciuta nel decreto di giudizio immediato, invece, è stata dimostrata attraverso le indagini compiute su iPad, cellulari, computer: Impagnatiello stava cercando di avvelenare Giulia già dal mese di dicembre”.
“Impagnatiello – ricorda il legale – ha fatto ricerche sul veleno topicida. E dall’incrocio delle conversazioni di Giulia con le amiche o la mamma emerge il fatto che Giulia sentisse spesso un sapore strano nell’acqua di casa o nel cibo”.
“La mamma ha ricordato spesso dell‘ultimo viaggio a Napoli della figlia, quando le ha fatto dono del corredino del piccolo Thiago. Perché oltre a lei i familiari sentono di aver perso anche un nipote”. Bambino tragicamente mai nato e morto per asfissia ancora nel grembo, dopo le coltellate inferte alla madre. “A volte mi chiedono: Giulia si sarebbe potuta salvare? Da quello che leggiamo oggi nelle carte, rispondo: in nessun modo”, conclude l’avvocato.