Il duplice omicidio si è verificato lo scorso 13 aprile ad Arezzo
Jawad Hicham, responsabile del duplice omicidio della compagna Sara Ruschi, 35 anni, e della suocera Brunetta Ridolfi, 76 anni, è stato condannato all’ergastolo e a oltre un anno di isolamento diurno in carcere. Il 38enne di origine marocchine, lo scorso 13 aprile, ha ucciso a coltellate le due donne davanti al figlio di 16 anni e alla figlia di appena 2 anni, all’interno della sua casa di Arezzo.
Nel corso dell’udienza, tenutasi stamattina, l’accusa ha ripercorso le tappe di quella tragica notte. Secondo il magistrato, a causare la furia omicida dell’uomo sarebbe stato uno scambio di messaggi Whatsapp avvenuto nella notte. I due, ormai arrivati a fine relazione, dormivano separati.
Sara non avrebbe più voluto vederlo. Il rifiuto ha scatenato la follia del 38enne.
“Le ho uccise io”: ergastolo per Jawad Hicham
Dunque, dopo l’ultimo messaggio, risalente alle 00:52 di notte, Hicham ha impugnato un coltello e ha brutalmente colpito Sara Ruschi con ben 23 fendenti, prima di scagliarsi contro la suocera Brunetta Ridolfi, che stava cercando di difendere la figlia.
Successivamente, l’assassino ha chiamato le forze dell’ordine, confessando il brutale massacro.
“Le ho uccise io, le ho uccise io“, aveva urlato Hicham alla vista delle volanti. Poco prima, era stato il figlio 16enne ad allertare le forze dell’ordine. Il killer aveva poi telefonato il 118 per accelerare i soccorsi. Quando i sanitari sono arrivati sul posto, tuttavia, era già troppo tardi. Entrambe le donne erano morte sotto i colpi mortali inferti dal 38enne marocchino.
“Giustizia è fatta”: il commento dei parenti di Sara Ruschi e Brunetta Ridolfi
I parenti delle vittime, tra cui anche il figlio minorenne della coppia, hanno commentato la sentenza.
“Giustizia è fatta” – hanno detto i familiari di Sara e Brunetta.
Il pm aveva chiesto l’ergastolo e sei mesi di isolamento diurno per l’imputato: la sentenza è stata ancor più dura. Per l’omicida è scattata infatti anche la condanna al risarcimento di danni morali e patrimoniali alle parti civili, i propri figli, riconoscendo una provvisionale di 200mila euro al maggiore e 250mila euro alla minore.