Le condizioni del killer di Giulia Cecchettin: il disturbo di personalità narcisistica, lo stato passionale e l’infermità di mente parziale
L’analisi approfondita sul killer di Giulia Cecchettin: Filippo Turetta ha un disturbo della personalità narcisistica? Può ottenere l’infermità di mente parziale? Come fa presente il Messaggero, vi sono due componenti da analizzare giuridicamente e psicologicamente. Secondo la Cassazione, nel primo dei due casi, “le nevrosi, le psicopatie e in generale i disturbi della personalità possono essere sufficienti per ottenere le attenuanti del vizio di mente”, come indicato dal 2005. Non si tratta dunque solo di malattie mentali, purché vi sia una gravità tale da determinare la capacità di intendere e di volere. Il quotidiano con sede a Roma si è rivolto all’avvocato penalista Antonio Bana, che ha provato a rispondere ai quesiti che tengono banco in queste ore sul caso dell’omicida dell’ex fidanzata.
Le condizioni di Filippo Turetta
Come previsto dal Codice Penale, l’imputabilità si fonda su “una costruzione a due piani”: il primo è quello del profilo patologico (quindi l’infermità), il secondo è relativo all’eventuale e conseguente incapacità di intendere e volere. L’imputabilità quindi si basa sull’aspetto meramente psichiatrico e obiettivo e uno valutativo. Nel primo caso vi è la descrizione del substrato psicopatologico; nel secondo si valuta la capacità di intendere e di volere al momento del reato. “Chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermità, in tale stato di mente da scemare grandemente, senza escluderla, la capacità di intendere o di volere, risponde del reato commesso, ma la pena è diminuita”, si legge dal Codice Penale italiano, nel relativo art. 89. L’accertamento non avviene quindi solo dal punto di vista psicologico, con delega allo psichiatra che assume il ruolo di perito: si necessita anche di competenze di “dimensione criminologica”.
La riduzione della pena
Nel caso Juker, citato dal quotidiano romano essendo simile a quello di Turetta, l’omicidio aggravato si è trasformato in “omicidio semplice” grazie al riconoscimento delle attenuanti che “coprirebbero” le aggravanti. Con il rito abbreviato, il criminale si vide ridurre la pena da trenta a sedici anni. “Un narcisista diventa patologico quando questa dimensione va a inficiare le tre sfere relazionali, cioè quella lavorativa, interpersonale, comportamentale e familiare”, sostiene la psicologa Francesca Andronico. In merito agli stati emotivi e passionali che denegerano in “un vero e proprio squilibrio mentale di escludere o diminuire l’imputabilità”, si fa la facile associazione al movente della gelosia.
Di per sé non può fungere come causa sull’imputabilità, tuttavia, secondo evidenze della più recente giurisprudenza, in alcuni casi può avvenire il contrario: “Se provoca disordine nelle funzioni della mente e perturbazioni in quelle della volontà diventando un fuoco divoratore, una forza cieca dello spirito”. Come si legge da brocardi.it. Questo vuol dire che l’imputato otterrebbe il riconoscimento di una forma morbosa diagnosticabile che può escludere o diminuire la capacità di intendere e di volere.
