Omicidio-suicidio che ha scioccato tutta Rivoli, e non solo: Annalisa, bidella di un istituto superiore, è stata brutalmente uccisa dal marito Agostino, operaio di una fonderia del posto

Sabato mattina, ai primi bagliori dell’alba, Annalisa D’Auria è stata uccisa brutalmente a coltellate dal marito Agostino Annunziata: il delitto è avvenuto in casa, dopo una lite furibonda e, sebbene non fosse una dinamica all’ordine del giorno, pare che il killer soffrisse di crisi d’ansia recentemente, per questo i testimoni raccontano di discussioni sempre più frequenti nell’ultimo periodo. Siamo a Rivoli, alle porte di Torino: qui si è vissuto un omicidio-suicidio da brividi, che ha scioccato l’intera comunità, ma non solo, e al quale la bimba dei due ha assistito dall’inizio alla fine. Annalisa, mamma di 32 anni, e Agostino, il marito di 36, vivevano in affitto in una palazzina anni Settanta, a Rivoli. Entrambi di Salerno, si erano trasferiti in cerca di buone occasioni di lavoro. Agostino era un operaio, Annalisa una bidella di un istituto superiore.

Lei teneva tra le sue braccia la piccola durante un’accesa discussione. La mattina della tragedia, Agostino le ha tagliato la gola davanti alla piccola di 3 anni, poi ha preso la bimba e l’ha lasciata ad un collega in turno nella fonderia in cui lavorava. “Tienila cinque minuti”, sono state le sue ultime parole prima di compiere l’estremo gesto, lanciandosi nel vuoto da uno dei silos dove lavorava come operaio.

La chiamata alla mamma: “Ho ucciso Annalisa”

Al suo collega avrebbe chiesto un favore ‘spacciandolo’ per una frivolezza: “Tienila cinque minuti”, come confessa il dipendente della Massifond alla polizia, la fonderia in cui lo stesso killer lavorava. Aveva già ucciso sua moglie e aveva anche fatto una chiamata a sua mamma, raccontandole il delitto. In quei “cinque minuti” chiesti al collega, si è tolto la vita. Quando non è stato visto tornare, i dipendenti della fonderia si sono allarmati e hanno cominciato a cercarlo, fino a fare la macabra scoperta.

Inutile l’allarme lanciato agli operatori sanitari, Agostino, 36 anni, è morto sul colpo. Nel frattempo i carabinieri rinvenivano il corpo senza vita della moglie Annalisa grazie alla mamma di Agostino, che aveva allertato le forze dell’ordine. La scena che si sono ritrovati davanti era traumatizzante, da film horror. I carabinieri erano stati avvisati dalla suocera della vittima, la quale era stata informata della morte della donna proprio dal figlio. Sembra il copione infelice di altre tragedie simili, purtroppo. Tuttavia, lo stesso Agostino aveva chiamato anche il 112: “Ho ucciso mia moglie, ora mi ammazzo”. Probabilmente pochi attimi prima di togliersi la vita.

L’ansia del killer Agostino

Ultimamente i colleghi segnalavano un comportamento strano, insolito: Agostino, sempre a modo, puntuale e gentile, era diventato irrequieto, preda dell’ansia. Lo scorso giovedì si era recato in pronto soccorso per eccessivo stress. I condomini della palazzina in cui viveva la coppia assicurano che tra i due non vi era niente di insolito. Non si può certo dire che fossero esenti da normali liti tra coniugi, ma nulla di straordinario in questo, affrontavano le classiche discussioni di coppia senza mai eccedere. Tuttavia, proprio di recente qualcuno ha asserito di aver assistito a pesanti scenate di gelosia dell’uomo. Una donna ha detto addirittura che una delle accese discussioni sarebbe avvenuta in strada sino dinanzi al portone d’ingresso in casa e risale proprio a tre giorni fa: “Era arrabbiato perché lei non gli aveva risposto al telefono e le ha strappato il cellulare dalle mani in malo modo, per controllarlo”. Quindi, lui “continuava a urlare” e Annalisa “stringeva forte in braccio la bimba”.

Ciò che lascia di sasso chi conosceva la coppia è che questa storia viene fuori come un fulmine a ciel sereno. A dispetto della stessa, le numerose foto sorridenti su Instagram, tipico della famiglia serena, dove regna l’amore. A conferma di ciò, nessuna denuncia per violenze domestiche a carico dell’uomo, anche se su questo tasto può sempre valere la triste legge dell’omertà. “Era una famiglia unita – raccontano i colleghi, stupefatti -. Lui era uno sportivo, sempre in palestra, molto generoso. Quando è venuto a lavorare qui dopo il congedo ci ha portato in regalo le magliette dell’Esercito. È impensabile quello che è accaduto. Era una bella persona”.

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