Il rapporto con Totti e Baggio e quell’iconica corsa sotto la curva
Il mondo del calcio piange Carlo Mazzone: l’ex allenatore è morto all’età di 86 anni.
Ironico, sagace, preparato, passionale, sempre schietto e sincero: Sor Carletto è stato un personaggio che ha segnato un’epoca. Le cause esatte della morte non sono state rese note, ma probabilmente sono legate all’età e dall’aggravarsi della malattia, che da tempo lo aveva allontanato anche dagli schermi.
Nato a Roma nel 1937, Mazzone ha allenato diverse squadre dalla Serie C alla Serie A.
La sua carriera da calciatore inizia proprio nella Capitale: l’esordio in Serie A risale al 1959, in un Fiorentina-Roma.
Dopo due brevi parentesi nella Spal e nel Siena, è ad Ascoli che Mazzone diventerà una leggenda del club, dove giocherà per 9 anni, collezionando oltre 200 presenze.
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L’Ascoli e la Roma: i due grandi amori di Carlo Mazzone
Neanche il tempo di terminare la sua carriera da calciatore, che intraprende immediatamente quella da allenatore. Nel 1968, Mazzone diventa manager ad interim dell’Ascoli, rimanendo sulla panchina bianconera fino al 1975.
Da quel momento in avanti, Carletto inizia a girare per l’Italia, affermandosi come un allenatore di prima fascia. Fiorentina, Catanzaro, di nuovo Ascoli, poi Bologna, Lecce, Pescara e Cagliari.
Nel 1993, Mazzone realizza il suo sogno: quello di allenare la sua squadra del cuore, la Roma.
I suoi ricordi più belli sono legati alla panchina della Magica, di cui è uno sfegatato tifoso. Il suo nome è legato a doppio filo a quello di Francesco Totti, che fa esordire in Serie A ad appena 16 anni.
Lo storico Capitano giallorosso lo ha sempre definito “come un padre“: lo ha visto crescere, esordire e diventare una leggenda del calcio mondiale.
La sua esperienza nella Capitale durerà 3 anni, fino al 1996.
L’anno successivo, Sor Magara allenerà il Cagliari, per poi trasferirsi a Napoli. Poi altre avventure a Bologna, Perugia e Brescia, un’altra tappa fondamentale nell’avventura dell’allenatore romano.

“Se famo 3-3 vengo sotto la curva”
Anche a Brescia, instaura un rapporto speciale con un’altra leggenda del calcio italiano: Roberto Baggio.
Il Divin Codino è agli sgoccioli della sua meravigliosa e tormentata carriera, ma quando Mazzone lo chiama, non ha dubbi e si trasferisce a Brescia: il loro legame sarà speciale.
E come dimenticare quella corsa sotto la curva in un famosissimo Brescia-Atalanta.
Sotto di due gol a pochi minuti dal fischio finale, i tifosi bergamaschi iniziano a bersagliare mister Mazzone, che dopo aver accorciato le distanze, nel finale, pronuncia l’iconica frase: “Se famo 3-3 vengo sotto la curva“.
Nei minuti di recupero, succede l’imponderabile.
C’è un calcio di punizione a favore del Brescia da posizione defilata. Sul punto di battuta si presenta proprio Roberto Baggio: il numero 10 calcia la palla, che attraversa tutta l’area di rigore e finisce in rete. Lo stadio esplode, Mazzone fa di peggio: mantiene la sua promessa e inizia una corsa sfrenata sotto il settore ospiti, rivolgendo parole irripetibili ai tifosi della Dea, mentre un collaboratore cerca invano di trattenerlo.
La foto diventa iconica e ancora oggi, a distanza di vent’anni, quelle immagini fanno ancora divertire tutti gli appassionati di calcio.
Terminata la sua esperienza sulla panchina del Brescia, Mazzone torna a Bologna: nel 2006, chiude la sua quasi quarantennale carriera da allenatore, ricca di successi, salvezze insperate e conferenze stampa memorabili.
Carlo Mazzone, morto quest’oggi nella “sua” Ascoli Piceno, ha scritto una pagina indelebile del calcio italiano: il mondo dello sport ha perso un personaggio unico nel suo genere.