L’operaio 53enne era stato trovato morto sotto un cumulo di rifiuti nella ditta nella quale lavorava
Inizialmente si era pensato a una morte naturale, avvenuta sul posto di lavoro, poi si fece largo l’ipotesi di un tragico incidente: oggi, le indagini hanno portato gli inquirenti a pensare che Antonio Masia, l’operaio morto a Sassari il 25 luglio dello scorso anno, sia stato ucciso da un collega.
L’omicidio volontario infatti è l’ultimo colpo di scena di un’inchiesta che va avanti ormai da un anno.
Infatti, quel maledetto 25 luglio dello scorso anno Antonio Masia fu trovato morto all’interno dello stabilimento di trattamento rifiuti Gesam, nella zona industriale di Truncu Reale, dove lavorava da oltre dieci anni.
Per gli inquirenti della Procura di Sassari, infatti, l’uomo non sarebbe stato vittima di un incidente, ma di un omicidio avvenuto dopo una lite sul lavoro.
Indagato per omicidio volontario Luri Alben, collega della vittima
Dunque, i pm hanno iscritto sul registro degli indagati un collega della vittima, il 48enne Luri Alben, un 48enne di origini albanesi, da anni residente in Sardegna.
Secondo gli inquirenti, Arben e Masia avrebbero avuto una discussione sul posto di lavoro.
La vittima era infatti responsabile di uno dei reparti del centro e tra i due pare ci fossero state diverse discussioni. Pochi giorni prima della sua morte, il 53enne avrebbe punito il suo collega.
Così, sempre secondo le indagini, tra i due operai ci sarebbe stato un violento faccia a faccia, finito in tragedia.
Masia fu trovato trovato senza vita in un angolo dello stabilimento, sotto un cumulo di sacchi di spazzatura.
La morte dell’operaio fu inizialmente archiviata come un fatto naturale e il suo corpo restituito ai familiari. Tuttavia, appena 24 ore dopo, la salma venne prelevata da casa per l’autopsia che confermò non si trattasse di decesso naturale. Da quel momento in poi, la moglie e le figlie dell’uomo hanno sempre chiesto di fare luce su una morte rimasta misteriosa.
Dopo la morte di Masia, un incendio doloso distrusse la fabbrica
Inoltre, 12 giorni dopo la morte dell’operaio 53enne, un incendio doloso distrusse gran parte dello stabilimento, oltre alle possibili prove di quello che all’epoca era stato catalogato come un incidente sul lavoro. Per quel rogo, la Procura aveva iscritto nel registro degli indagati diverse persone tra operai e dirigenti della ditta.
Oggi, gli investigatori ritengono che il responsabile possa essere stato lo stesso Luri Arben, per cancellare le prove dell’omicidio.
