Il 44enne sarebbe stato colpito alla testa nel sonno dal suo compagno di cella

Davide Fontana, il 44enne condannato a 30 anni di carcere per l’omicidio di Carol Maltesi sarebbe stato aggredito nella notte dal suo compagno di cella.
Il killer sarebbe stato colpito alla testa con una penna, mentre dormiva: sarebbe stato proprio lo stesso Fontana a lanciare l’allarme nel cuore della notte.
Dunque, è stato accompagnato nell’infermeria del carcere, per ricevere le cure necessarie.
In seguito all’aggressione, le autorità avrebbero deciso di trasferire Fontana dal carcere di Busto Arsizio a quello di Pavia.
Quest’ultima struttura, infatti, è dotata di un’area protetta che accoglie chi ha commesso gravi delitti, tra cui quelli sessuali verso donne e minori.

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Fontana aggredito in carcere, il legale: “Sono logiche del carcere”

Il legale di Davide Fontana, in seguito all’aggressione subita dal suo assistito, ha rilasciato alcune dichiarazioni all’Agi.
Fontana è da sempre preso di mira in carcere per il tipo di reato per il quale è stato condannato – ha spiegato l’avvocato. Sono le logiche del carcere mentre è bene sottolineare che con l’aggressione non c’entrano nulla le motivazioni della sentenza di condanna pronunciata dalla Corte d’Assise di Busto Arsizio e oggetto di polemiche su alcuni media. Quanto al trasferimento, sapevamo che sarebbe avvenuto.
A Busto Fontana ha ricevuto diverse minacce e quando si muoveva lui, anche solo per andare in bagno, si evitava che venisse a contatto con gli altri reclusi per evitare problemi“.
Infatti, la sentenza aveva sollevato l’indignazione generale.
L’accusa aveva chiesto l’ergastolo, mentre i giudici lo avevano condannato a 30 anni di carcere, escludendo l’aggravante della premeditazione, dei motivi abbietti e le sevizie.

La 26enne Carol Maltesi, uccisa dal suo compagno Davide Fontana l’11 gennaio 2022

L’omicidio di Carol Maltesi e la sentenza che lascia molti dubbi

Secondi i giudici, Davide Fontana, il 44enne che ha ucciso l’attrice 26enne Carol Maltesi, lo scorso 11 gennaio 2022, non avrebbe agito né con crudeltà, né tantomeno con premeditazione.
Dopo il femminicidio, il bancario, che viveva con la vittima a Rescaldina, avrebbe comprato un’accetta e un seghetto per poi recarsi a casa della ragazza e mettere in atto il suo piano: farla a pezzi e farla sparire. Avrebbe inoltre, per sua stessa ammissione, provato a bruciare il cadavere, dandole fuoco sul barbecue.
Come se non bastasse, Fontana aveva comprato un freezer in cui conservare i resti della 26enne.
Infine, l’assassino continuava ad usare il cellulare della ragazza, rassicurando parenti e amici, riferendo che si trovava in vacanza a Dubai.
Dopo vari tentativi andati a vuoto, il killer ha deciso di gettare il corpo della donna in un dirupo.
Come si legge nelle motivazioni della condanna, Davide era rimasto deluso dalla prospettiva dell’abbandono: il 44enne viene descritto come un uomo innamorato, che non avrebbe accettato la fine della relazione. Mentre la vittima viene descritta come una ragazza “disinibita“, che “si era servita di lui“.
Si è reso conto che la giovane e disinibita Carol si era in qualche misura servita di lui per meglio perseguire i propri interessi personali e professionali e che lo avesse usato, e ciò ha scatenato l’azione omicida. A spingere l’imputato non fu la gelosia ma la consapevolezza di aver perso la donna amata. Consapevolezza accompagnata dal senso di crescente frustrazione per essere stato da lei usato e messo da parte“. – si legge nella sentenza.

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