La 27enne era stata trovata nuda e con le gambe sotto al letto nella sua abitazione di Bologna il 26 marzo 2019

Il gup di Bologna ha condannato a 30 anni di carcere Giuseppe Cappello, responsabile dell’omicidio di Kristina Gallo. La 27enne era stata trovata morta nella sua abitazione di Bologna, il 26 marzo del 2019.
La vittima, al momento del ritrovamento, era nuda, con le gambe sotto al letto.
In un primo momento, la morte era stata attribuita a cause naturali, tuttavia le indagini avevano subito una svolta. Infatti, i rilievi effettuati dai carabinieri del Ris di Parma e dalla polizia postale, insieme a nuovi esami sui campioni biologici e a una ricostruzione in 3D della scena del delitto, avevano portato all’arresto dell’ex fidanzato, nel luglio del 2022.

La 27enne Kristina Gallo e il suo ex compagno Giuseppe Cappello, condannato a 30 anni di carcere

“Ti apro la testa”: i messaggi choc inviati dall’assassino

Inoltre, dai tabulati telefonici, sono emersi migliaia di messaggi inviati da Giuseppe Cappello a Kristina Gallo.
Ti apro la testa“. “Tu vieni con me fino alla fine“. E ancora: “Ti massacro di botte“, scriveva l’uomo all’ex compagna, dalla quale aveva avuto anche una bambina.
Dunque, in base a questo e alle altre numerose prove raccolte dagli investigatori, il gup di Bologna Sandro Pecorella ha condannato Cappello a 30 anni di carcere per l’omicidio di Kristina Gallo.
Il processo si è svolto col rito abbreviato. Inoltre, sono state disposte provvisionali per 100.000 euro a favore dei familiari, assistiti dagli avvocati Francesco Cardile e Cesarina Mitaritonna.
Altri 10.000 euro saranno devoluti all’associazione “La caramella buona“, organizzazione che tutela donne e minori, rappresentata dall’avvocato Barbara Iannuccelli.

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La composta reazione della famiglia di Kristina

Da parte dei familiari di Kristina Gallo c’è stata una reazione composta alla sentenza di oggi, come composto è sempre stato il loro atteggiamento dall’inizio di questa vicenda. Sono soddisfatti, ma il primo pensiero del padre di Kristina e del suo ex compagno, cioè il padre della figlia, è che dovranno spiegare a una bambina che la sua mamma non è morta di morte naturale, ma è stata uccisa. E questo ci sembra un pensiero di encomiabile civiltà e sensibilità“, dicono gli avvocati Cesarina Mitaritonna e Francesco Cardile, difensori dei familiari della giovane donna. 
Vogliono poi ringraziare i carabinieri che non hanno mai mollato, anche nei momenti più difficili dell’indagine, e il procuratore aggiunto per la serietà dimostrata nella ricerca della verità“, concludono i legali. La difesa di Cappello ha annunciato il ricorso in appello.

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