Carlo Verdone è un pozzo di aneddoti e ogni tanto ne racconta di nuovi, ne rivisita di vecchi, aggiunge qua e impreziosisce là, eppure è sempre come volare. Come riviverli con lui, innegabilmente straordinario nell’eloquio e nella narrazione, è come essere lì, in quei momenti. In quegli anni. E in quelle dinamiche. In quelle telefonate. In quelle risate di allora e di oggi, raccontate con qualche anno in più. È il caso di Borotalco del 1982, il terzo film alla regia per Carlo Verdone, con Lucio Dalla protagonista dell’aneddoto.

Borotalco: quella volta che Verdone fece infuriare Lucio Dalla

L’attore romano, alla serata del Premio Fabula del 2016, durante gli omaggi verso Lucio Dalla non si è fatto mancare di raccontare un aneddoto relativo al film “Borotalco“, spinto dal presentatore e dal pubblico, desideroso di qualche curiosità simpatica nel rapporto tra il cantante e Verdone. “L’ho fatto arrabbiare quando girai Borotalco“, esordisce nel raccontarsi e raccontare quell’unica volta che fece infuriare il compianto artista.

Verdone chiese a Dalla “di fare le musiche” per il film di Borotalco. Al tempo “lui mi aveva visto in tv” dice “ed era rimasto molto colpito da quello che facevo“. Quindi “ci pensò e disse ‘ti do qualche canzone mia ma ti metto accanto al mio gruppo’“, gli Stadio, altro omaggio della serata. “‘È un bel gruppo che suona con me e insieme faremo una bella colonna sonora’” prosegue Verdone ricordando le parole di Lucio Dalla. “‘Però dammi la certezza che farai un bel film’” chiuse la conversazione il cantante.

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Sul film Verdone aggiunge di “averlo fatto molto bene” perché “credo d’aver dipinto un periodo storico molto importante, quello dell’inizio degli anni Ottanta“. Era un film “pieno di entusiasmo” e “pieno di giovani” e di un po’ di tutto: “di battute” e con il personaggio di “Manuel Fantoni” e con attori come “la Giorgi…”. Quindi “quando il film fu terminato Dalla mi chiese di vederlo perché se avessi fatto una scemenza mi avrebbe chiesto di togliere il suo nome“.

O magari “di metterlo piccolo piccolo…”. Solo che il produttore fece uscire manifesti enormi ancora prima che Dalla vedesse il film. “All’epoca si faceva con quei cartelloni immensi” ricorda Verdone “con striscioni per strada” e quindi la scritta. “Borotalco era scritto piccolo; poi ‘un film di Carlo Verdone’ era scritto un po’ più grosso” così come il nome di Eleonora Giorgi; e poi decisamente con scritte più grandi ecco: “musiche di Lucio Dalla” ed “era così grosso“.

Il produttore “era Mario Cecchi Gori” e lanciava un messaggio come per dire “credo più a Dalla che a Verdone” dice Carlo sorridendo. “Dalla passò su Muro Torto e vide sto manifesto del film che sembrava su di lui e non su Verdone per quanto era grosso il suo nome” aggiunge l’attore parlando di sé in terza persona. Risate inevitabili degli spettatori in platea e del presentatore della serata. Quindi “mi fece una telefonata arrabbiatissimo“.

Il punto di non ritorno: “se il film fa cag**e ti faccio causa!

Ti ho dato le musiche, ti ho dato tutto, non si mette il nome così grande!” imita Verdone modificando la voce per imitare Lucio. “Io ti tolgo il nome!” minacciò Dalla. Quindi le scuse immediate “perdonami ma il produttore…” tuttavia Dalla non sentiva ragione “ma tu devi contare con il produttore!“. Insomma “una cosa tremenda” dice Carlo. Quindi la chiusura della telefonata, che “mi lasciò col patema d’animo: ‘Io stasera vado a Bologna e lo vedo. Se mi fa cag**e tolgo il nome e ti faccio causa!‘” tuonò Lucio

Ecco quindi che ci fu “la prima del film” che “era al cinema Corso a Roma“. Carlo era lì “col mio sceneggiatore, Enrico Oldoini, e stavamo dietro l’angolo. Avevamo paura a guardare l’entrata per vedere se c’era gente o meno, stavamo così” e mima una posizione immobile simulando il corpo accostato al muro dal quale spiavano l’ingresso del cinema. “Vedevamo un po’ di gente, e dico: ‘quanti so’?’“. Risposta: “30“.

Quindi ci si chiedeva “per uno spettacolo delle 22 e 30 non sono tantissimi“. Allora “fumai una sigaretta” e dopo si accorsero “che erano diventati cento“. Lo spettacolo cominciava alle 22 e 40 “e a quell’ora vedevamo mezza piazza piena che entrava a vedere il film“. Tuttavia il peggio non era affatto passato, la domanda sorgeva spontanea per Carlo “ma come usciranno questi?“. Alla fine dello spettacolo “ci passarono davanti e sentii un ragazzo che disse ‘aoh, me so morto dalle risate, mort***i sua quella battuta quanto è forte‘”.

Il responso e il cambio di tono di Lucio Dalla

Il film piacque, e Verdone ricorda l’entusiasmo “è piaciuto! È piaciuto!“. Così “arriviamo alla cassa dove c’era Mario Cecchi Gori che fumava il sigaro. Lui era un cinico. Gli chiesi ‘com’è partito il film?’ e lui ‘l’è partito che è belloccio’, e quando lui diceva ‘belloccio’ vuol dire che era una cosa strepitosa. E infatti il film lo fu“. Il pericolo era scampato? Per niente. “Restava il dramma di Dalla” dice Verdone, “era andato a vederlo a Bologna“. La notte passava nel silenzio ma la mattina dopo “alle otto e mezzo squillò il telefono“.

Era Dalla “il tono era completamente cambiato“. E disse “‘Carletto mio, ma tu mi hai fatto un omaggio straordinario, è tutto un omaggio a me. L’ho visto per terra sdraiato, non c’era posto. Grande Carlo, scusame assai. Insomma il nome poteva essere un po’ più piccolo ma bene così, grande film, grande film’“. E Carlo aggiunge “probabilmente pensava a tutti i diritti d’autore che gli entravano con quel film, gliene sono entrati talmente tanti…”. E giù tutti di risate.

Poi la chiosa nel ricordo di Lucio Dalla: “E quindi è l’unica volta che l’ho fatto arrabbiare però gli ho dato una soddisfazione il giorno dopo. Io di Dalla avrò sempre bellissimi pensieri e ricordi, era molto umile e generoso, era un artista e poeta, scriveva grandi testi, per questo lo ammiriamo e lo celebriamo ancora“.

https://chronist.it/2022/04/10/eleonora-giorgi-le-curiosita-inedite-e-i-ricordi-piu-belli-sul-set-del-film-borotalco/