Febbre da cavallo è un film film cult della commedia degli anni Settanta e Ottanta e rientra tra quelle pellicole che doveva far fronte a molte sfide. Prima fra tutte quella di farsi apprezzare subito dalla critica. Cosa mai scontata come possiamo notare per tanti classici del genere usciti proprio in quei periodi e rivalutati nel tempo.
Febbre da cavallo è stato protagonista di molti passaggi televisivi a cominciare dagli anni Novanta. Circostanza che ha permesso al film di farsi apprezzare a più riprese e soprattutto di riscattarsi nei confronti della critica. Ad oggi è una delle pellicole cult sul genere tra le più apprezzate in assoluto in Italia.
Il film, girato durante l’estate del 1975 e uscito l’anno seguente, diretto da Steno (Stefano Vanzina), narra le rocambolesche vicende di tre amici appassionati del gioco d’azzardo, prevalentemente scommettitori delle corse di cavalli. I tre amici sono Armando Pellicci detto “Er Pomata”, Bruno Fioretti detto Mandrake e Felice Roversi.
I tre, interpretati rispettivamente da Enrico Montesano, Gigi Proietti e Francesco De Rosa, adottano ogni sistema possibile e immaginabile per ottenere il denaro che poi investono nelle corse dei cavalli. Sebbene i tre si ingegnino in ogni modo, con metodi più o meno leciti, non riescono mai a sbarcare il lunario.
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Febbre da cavallo: umorismo, frasi memorabili e gag esilaranti, ma nel 1976 il film fu bocciato dalla critica e fu un flop al botteghino
Febbre da cavallo è un agglomerato di scene e frasi comiche entrate nel cult della commedia. Era chiaro già ai tempi, tuttavia nel 1976 la simpatia e la spontaneità del film non furono apprezzate. Al botteghino l’incasso fu di soli 200 milioni di lire, per i tempi un risultato ben sotto le aspettative sebbene non fosse proprio così pessimo.
“Un filmetto sbrigativo” sintetizzava la critica snobbando la pellicola quando si trattò di stilare le liste delle migliori commedie del Belpaese. Gli spettatori praticamente ignoravano il film e lo stesso Proietti nel tempo ha rivelato che Febbre da Cavallo non riuscì ad avere presa sul pubblico.
I passaggi alla tv degli anni Novanta permettono il riscatto della pellicola e nel 2002 esce il sequel: Febbre da cavallo 2 – La Mandrakata
Dunque sono le emittenti televisive a permettere alla pellicola di acquistare credito nel tempo. Negli anni Novanta il film viene distribuito da varie emittenti private, prevalentemente quelle romane. La pellicola è riproposta in onda con regolarità e gli spettatori, quasi come se avessero avuto bisogno di tempo per metabolizzarne la comicità, iniziano ad apprezzarla.
Un riconoscimento della gente che in qualche modo supera anche le migliori aspettative previste un decennio prima, alla sua uscita sul grande schermo. Il film si sviluppa con uno stile che viene però apprezzato solo dal piccolo schermo e quindi anche le reti televisive nazionali si uniscono al trend del periodo: Febbre da cavallo è diventato un film di successo.
Al punto che viene anche presentato alla 67esima Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia. La critica si ricrede e anche il regista Steno ottiene il riconoscimento dovuto. La Warner Bros non può farsi sfuggire l’occasione di ripetersi con un sequel, stavolta però senza dover sperare in un miracolo: la storia piace già.
Dal flop al successo: Proietti “il segreto? Faceva ridere“
Il sequel è Febbre da cavallo 2 – La Mandrakata e, come si evince dal sottotitolo, c’è ancora Mandrake, e quindi Gigi Proietti, nel ruolo del protagonista. Enrico Montesano è presente come Er Pomata sebbene reciti una parte minore. Tuttavia i due attori sono gli unici a comparire anche nel sequel. Il regista è Carlo Vanzina, figlio di Steno.
Il film nasce con una trama drammatica
L’idea iniziale di Steno fu quella di realizzare una pellicola di denuncia verso il gioco d’azzardo. L’idea cambiò dopo il rifiuto di Ugo Tognazzi nella parte di Mandrake.
In prima battuta i protagonisti non erano Gigi Proietti, Enrico Montesano, Francesco De Rosa e Catherine Spaak: in Febbre da Cavallo furono selezionati prima rispettivamente Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman per il ruolo di Mandrake; Carlo Verdone per il ruolo di Er Pomata; Alvaro Vitali per il ruolo di Felice Roversi; Edwige Fenech per quello di Gabriella
- Mandrake
Il ruolo di Gigi Proietti in origine era di Ugo Tognazzi per quello che sarebbe stato un film drammatico. Dopo il rifiuto dell’attore, che oltretutto non rispettava le caratteristiche di “romanità” verso cui stava virando la trama, si pensò a Vittorio Gassman che però non accettò la parte. Dunque Proietti, come scelta finale, sicuramente azzardata in quanto ancora semi sconosciuto. A posteriori possiamo dirlo: fu una soluzione vincente.
- Pomata
In origine il ruolo di Enrico Montesano fu pensato per Carlo Verdone grazie alla spinta del produttore Roberto Infascelli. Tuttavia nel 1976 Montesano era ben più noto e Steno lo preferì per la parte grazie anche alla precedente collaborazione in “L’Italia s’è rotta” uscito nello stesso anno.
- Felice Roversi
Per il ruolo del terzo protagonista in Febbre da cavallo fu selezionato Alvaro Vitali. Tuttavia il management dell’attore consigliò a Vitali di rifiutare in quanto già in vetrina con “Pierino” che al tempo riscuoteva grande successo.
- Gabriella
Dopo un periodo di riflessione Edwige Fenech rifiutò la parte che fu pensata per lei nel film. La Fenech sarebbe stata la compagna di Mandrake, Gabriella, alla fine interpretata dalla meravigliosa Catherine Spaak.
Febbre da cavallo location: non solo un cult della commedia ma uno spaccato di Roma
Ponte Milvio, piazza d’Ara Coeli (dove c’è il Gran Caffè Roma, il bar di Gabriella, interpretata da Catherine Spaak), passando per l’Isola Tiberina e piazza Augusto Imperatore, a due passi da via del Corso. L’Hotel Excelsior di via Veneto dove Mandrake si spaccia per Rossini. Ma anche lo storico ippodromo di Tor di Valle, oggi in disuso. Insomma: il film è stato chiaramente girato nella capitale.
La sigla Febbre da cavallo
La celebre e amata sigla del film è stata composta dal trio di autori Bixio/Frizzi/Tempera, composta dagli stessi Bixio, Frizzi e Tempera.
