In un video postato lunedì 5 agosto sui suoi profili social, Maddalena Corvaglia aveva parlato di Imane Khelif come di “Un uomo che si identifica in donna”. La posizione errata della showgirl l’ha fatta finire nella bufera, tanto che anche Selvaggia Lucarelli l’ha attaccata. In queste ore, tuttavia, Maddalena Corvaglia è voluta tornare sulla vicenda per chiarire quanto detto. Le sue nuove parole, tuttavia, hanno peggiorato ulteriormente le inesattezze espresse in precedenza.
Maddalena Corvaglia ci ricasca: le parole su Imane Khelif
L’ex velina Maddalena Corvaglia, infatti, con un nuovo video sui social è tornata a parlare della vicenda Imane Khelif. “Sono felicissima di vedere che in tanti avete compreso le mie parole. Per gli altri vedo che c’è parecchia confusione e tanto tanto odio ingiustificato”. La showgirl, poi, in riferimento al periodo Covid aggiunge: “Non caschiamoci di nuovo, in passato siano stati divisi per regione rosso, rosso arancione, per professione, ci hanno messi l’uno contro l’altro. Non lasciatevi convincere questa volta che il genere e l’orientamento sessuale debbano dividerci e metterci gli uni contro gli altri. Non fidatevi degli avvoltoi”.
“Noi facciamo parte di quella generazione che il rispetto non lo ostentava perché era ovvio che ci fosse verso chiunque. Quella generazione che non si è mai domandata se Freddie Mercury, Boy George, i Bee Gees, i Cugini di Campana fossero etero o gay o trans, perché per noi erano dei musicisti”.
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“C’è così tanto dolore nel percorso di una persona che decide di cambiare genere”
La ‘toppa’ di Maddalena Corvaglia su Imane Khelif, tuttavia è peggio del buco. La showgirl, infatti, continua a considerare l’algerina come un uomo che si identifica in donna. “Io penso che Khelif non è altro che la vittima di un sistema che lo ha usato per trasformare un evento sportivo sano, inclusivo, all’insegna del rispetto e della pace, in un circolo distopico di odio e cattivo gusto che sbattuto in prima pagina la vita di un povero atleta che meritava solo di essere ricordato alle Olimpiadi di Parigi 2024 per le sue prestazioni atletiche, non certo per il suo genere, il cromosoma o il suo orientamento sessuale. C’è così tanto dolore nel percorso di una persona che decide di cambiare genere, di cambiare sesso, che sovraesporre la sua vita come è stato fatto con questo pugile è da sciacalli”.
