In una lunga intervista Marco Branca ha parlato della stagione vincente dell’Inter, del suo odierno ruolo e di calciomercato, il tutto a poche ore dal derby

In vista del big match di questa sera, il derby di Milano, Marco Branca ha parlato lungamente della sua Inter e della stagione vincente che sta per portare a termine. Intervistato da Fanpage.it l’ex dirigente nerazzurro, oggi Managing Director di First, nota agenzia di procura, si è soffermato lungamente sul successo dell’Inter di Simone Inzaghi e sul post-Triplete, di cui lui è uno degli artefici. Il Cigno di Grosseto ha parlato dunque a 360º, soffermandosi anche su qualche piccolo dispiacere.

“La prima parola che mi viene in mente è pazzesca e la seconda parola è peccato, perché c’era la possibilità di fare un tragitto in Champions League con più soddisfazioni. Vedendo anche come sono andate le cose nelle ultime gare. Anche in considerazione del fatto che la squadra e l’ambiente avevano preso la consapevolezza giusta l’anno scorso perdendo immeritatamente la finale, pensavo che fosse un po’ più preparata. Invece nella seconda partita è mancato qualcosa. Nella prima va bene, può capitare di sbagliare qualcosa perché tanto sai che c’è una seconda. Ma se ti capitano le occasioni per fare gol devi capitalizzarle. Pensavo che fosse un po’ più in là in questo percorso di crescita, però la stagione è sicuramente fantastica.”

Riguardo a una possibile vittoria dello scudetto proprio battendo il Milan è molto chiaro. “Allora su questa storia qua io sono piuttosto pragmatico. Conta vincere in funzione di una vittoria definitiva del campionato. Poi dopo se c’è anche la soddisfazione per aver battuto la squadra della tua stessa città meglio, ma questo vale per tutti i derby. Quello che conta è la vittoria dello Scudetto. Farebbe sicuramente piacere vincerlo così ma non è una finale, vale 3 punti. Stop.”

Mercato e parametri zero

L’ex dirigente nerazzurro ha spiegato, sempre a Fanpage.it, le dinamiche del mercato dell’Inter di questi anni e della strategia dei “parametri zero”.

“Allora, credo che il momento economico storico non permetta troppi voli pindarici per cui bisogna per forza cercare di abbinare il parametro zero con l’effettiva utilità per la squadra. Ne ho fatti pure io, perché ho fatto Julio Cesar e ho fatto Cambiasso, che poi sono stati all’Inter tanto tempo. Come sempre, non si può generalizzare perché ogni situazione è diversa e ogni calciatore è diverso da un altro. Ma credo che la differenza l’ha fatta la capacità di valutare alcune cose che altri non hanno visto. Un esempio clamoroso è quello di Calhanoglu. Perché l’ha preso l’Inter e non le altre squadre di alto livello che avevano bisogno in quel ruolo? Più bravi? Sì, ma c’è sempre bisogno della visione e della capacità anche nel capire determinate cose.”

Continua a leggere su Chronist.it