Condannato a 24 anni di carcere per l’omicidio di Willy Monteiro Duarte, Gabriele Bianchi avrebbe istituito un regime di terrore a Rebibbia
Gabriele Bianchi starebbe costruendo all’interno del carcere di Rebibbia un regime di terrore e angherie sugli altri detenuti. “Qui comando io, sono il re e voi gli schiavi.” Così, secondo Il Messaggero, si sarebbe rivolto agli altri carcerati esercitando nei loro confronti violenze e soprusi. Secondo il racconto del quotidiano romano, infatti, il lottatore di MMA, condannato a 24 anni di detenzione per il brutale omicidio del 21enne Willy Monteiro Duarte il 6 settembre del 2020 nella piazza di Colleferro, avrebbe bullizzato un 70enne, prendendo il controllo totale sugli altri detenuti.
Bianchi si sarebbe imposto dunque con atteggiamenti di prepotenza, tirannia e sopraffazione, tanto da spingere gran parte degli altri carcerati a intimargli di smetterla. Con il suo fisico nerboruto e i vestiti griffati, anche all’interno del carcere, avrebbe più volte sopraffatto con prepotenza un 70enne, costretto poi ad essere trasferito. Un atteggiamento, quello dei fratelli Bianchi, che anche all’epoca del loro ingresso in carcere non si adattava particolarmente alle regole. “Ma davvero ora dobbiamo bere l’acqua del rubinetto? Non c’è la minerale?”. Dissero a chi li stata preparando alla detenzione.
Nei quattro anni di detenzione, tuttavia, la vita di Gabriele Bianchi non è stata tutta rosa e fiori. Nei primi mesi, infatti, lui e il fratello Marco, trasferito poi nel carcere di Pescara, avrebbero subito violenze da parte degli altri detenuti. La situazione, però, nel corso del tempo si è ribaltata.
Lo scorso martedì i giudici della Corte Suprema di Cassazione hanno disposto, come per il fratello Marco, il processo d’Appello bis. Ed entrambi rischiano l’ergastolo.