Nonostante i rumors sulla separazione con Chiara Ferragni e la notizia della mattinata secondo cui il tribunale ha sequestrato le quote del podcast “Muschio Selvaggio”, Fedez in mattinata ha risposto presente all’appuntamento con alcuni studenti dei licei di Torino. Fedez, infatti, si è reso protagonista di un incontro con centinaia di studenti, in cui il rapper ha parlato dei problemi di salute mentale di cui anche lui ha sofferto.
Fedez e la salute mentale
Già alcuni mesi fa, ospite di Fazio, Fedez si era fatto portavoce dei problemi di salute mentale. In mattinata, infatti, ha ribadito dei concetti fondamentali. “In questo Paese si parla così poco della salute mentale che anche chi ha i mezzi ed è privilegiato, come me, può incappare in situazioni tremende. Prendevo tantissimi psicofarmaci tutti insieme. Servivano a reprimere gli effetti collaterali l’uno dell’altro. Sono arrivato alla balbuzie, forse lo ricorderete”.
“A quel punto ho smesso di prenderli di botto e sono andato in una depressione ancora più acuta. La mia ignoranza sul tema della salute mentale è però un fenomeno che riguarda tutti, non importa il privilegio. Come fare ad accendere un riflettore su questo tema e far sì che diventi il tema principale di questo Paese? La salute mentale e quella fisica devono andare di pari passo. Ma quella mentale in questo Paese non viene considerata. Dopo 7 anni di terapia ho capito che io sono i traumi che mi hanno dato i miei genitori, anche se lo hanno fatto in maniera inconsapevole. Essere genitori è la cosa più complicata del mondo, chiunque lascerà dei traumi. Per questo ha senso parlare dei problemi con le persone care, ma a volte è meglio parlarne con persone esperte”.
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“Cavie dei social”
Infine, dopo aver terminato il discorso sulla salute mentale, Fedez si è rivolto direttamente ai giovani che aveva davanti. “Siete la cavia dei social. Andrebbero studiate le ripercussioni psicologiche, psichiatriche e sociali degli stessi social network, ma oggi ci sono pochissimi studi, per questo siamo cavie. Io arrivo dai centri sociali, sebbene ci fossero contesti violenti venivi a contatto con le persone. Il futuro dei ragazzi ora sarà di stare di fronte a un telefono ed è un peccato secondo me. Il problema non è dei ragazzi, è di chi non offre loro alternative”.
