Il punto del Pontefice sul cosiddetto “mal di vivere”: “Se anche in gioventù abbiamo nutrito passioni, adesso ci appaiono illogiche”
Il cosiddetto “mal di vivere” è ritenuto un vizio capitale per la Chiesa, che riconosce il “caso” come giustappunto un peccato. L’accidia, ecco. Qualcosa di molto vicino alla depressione. Il Pontefice ha voluto affrontare un tema ovvio, noto, ma poco discusso: l’apatia generale, la mancanza di desiderio ad appassionarsi a qualsiasi cosa, che colpisce soprattutto i giovani. Loro, che oggi come non mai vivono senza più pensare a un futuro, che neanche vedono. Questo include anche la fede, ovviamente. Si tratta di una “depressione, sia da un punto di vista psicologico che filosofico. Infatti, il mal di vivere cambia o annulla il significato della vita. Non solo: pregare risulta noioso, “ogni battaglia appare priva di senso”.
Ovviamente non è un aspetto che riguarda solo i giovani: “Se anche in gioventù abbiamo nutrito passioni, adesso ci appaiono illogiche, sogni che non ci hanno reso felici”. La società di oggi non aiuta, la soglia dell’attenzione è calata tantissimo e la tecnologia non fa che abbassare la media. Si parla di una frazione di tempo che va dai 5 ai 7 secondi, ma si sta riducendo ulteriormente. Per fare un parallelo neanche così azzardato, basta osservare chi scrolla TikTok, i reel di Instagram o il Watch di Facebook per passatempo (oltretutto la piattaforma cinese paga anche chi lo fa): 2 o 3 secondi sono sufficienti a capire se il contenuto interessa o meno. A volte non si dà neanche quel tempo al creator in questione.
“Così ci si lascia andare – ha proseguito Papa Bergoglio – e la distrazione, il non pensare, appaiono come le uniche vie d’uscita: si vorrebbe essere storditi, avere la mente completamente vuota. È un po’ un morire in anticipo. Ed è una tentazione pericolosa”. L’accidia è un male che sfocia in qualcosa di più pericoloso, come il desiderio di morire. Chi è vittima di questo “vizio” capitale arriva a provare disgusto per la stessa vita. “Una persona comincia a rimpiangere il tempo che scorre e la gioventù, che è irreparabilmente alle spalle”. Inoltre l’accidia ha un tempo preciso in cui si manifesta di più e nel quale fa “più male”: “È definita come il ‘demone del mezzogiorno’: ci coglie nel mezzo delle giornate, quando la fatica è al suo apice e le ore che ci stanno davanti ci appaiono monotone, impossibili da vivere”.
La soluzione di Papa Francesco
Analizzato il “male” e spiegati i sintomi, il Pontefice ha anche fornito spunti per dei rimedi. Quali? Non aspettatevi formule magiche, la vita e tutto ciò che concerne le sfide della stessa, si costruisce mattoncino dopo mattoncino e con una regola base: la pazienza. Il Papa definisce la “pazienza della fede” quel processo secondo il quale il soggetto ha “il coraggio di rimanere e di accogliere” il suo “qui e ora”. Quindi, “nella mia situazione così com’è, la presenza di Dio”. Una rassegnazione, che sa quasi di accettazione. Più o meno il processo che si segue quando si applica la mindfulness, la meditazione. “Quanta gente, in preda all’accidia, mossa da un’inquietudine senza volto, ha stupidamente abbandonato la via di bene che aveva intrapreso!”.
Ancora oggi, nel 2024, con il mondo che prende una piega sempre più lontana da ciò che ha avuto sino a qualche decennio fa, la soluzione resta la stessa. Dalla quale si deduce la potenza della medesima fede, della stessa spirituralità. Questo è l’antidoto alla depressione secondo Papa Francesco. Per il Pontefice, la fede è un toccasana anche per le crisi d’ansia e per le “pericolose” auto-svalutazioni di sé stessi, passando per la scarsa autostima.
