Il calvario dell’ex calciatore: il pizzo pagato alla ‘ndrangheta, le intercettazioni telefoniche e gli arresti. La ricostruzione dei carabinieri
Il mastino del centrocampo – da calciatore – e attuale allenatore dell’Olympique Marsiglia, Rino Gattuso, avrebbe pagato il cosiddetto “pizzo” alla ‘ndrangheta. Questo emerge dalle intercettazioni telefoniche in mano ai carabinieri. Nel mezzo, dei fatti orribili, che risalgono allo scorso ottobre e a dicembre del 2023: l’estorsione è stata messa in atto con azioni intimidatorie, tra le quali l’incendio all’auto di Ida Gattuso, la sorella di Ringhio. Attraverso un emissario dell’allenatore, sarebbero stati versati i soldi ai malviventi che avevano minacciato anche il papà Francesco.
Le peripezie con le auto di Ida sono proseguite: a due mesi dal primo incendio, se n’è verificato un secondo. Un incubo che Rino ha voluto far cessare inviando denaro, servendosi di un amico come intermediario, come spiegato dal Corriere della Sera. Due persone sono state arrestate: Aldo Abbruzzese e Mustaphà Hamil, accusati di essere rispettivamente mandante ed esecutore materiale delle intimidazioni. “Costringevano la famiglia Gattuso, e in particolare Francesco e Gennaro – papà e figlio (ndr) -, per il tramite di Salvatore Piperi, collaboratore dello stesso Gennaro Gattuso, a versare ad Aldo Abbruzzese, in due diverse occasioni, la somma di 1.500 euro, per un totale di tremila euro”.
La denuncia di Ida Gattuso dopo le intimidazioni
Ida, la sorella di Rino, aveva cercato di non reagire il 17 ottobre, dopo il primo episodio di incendio. Ma il 15 dicembre è andata in caserma per denunciare tutto ai carabinieri, offrendo inoltre una pista da seguire: è stata lei a fare il nome di Aldo Abbruzzese, appartenente al clan che ne prende il cognome del malvivente.
“Dopo il primo attentato, Ida Gattuso non ha risposte. Non sa chi e perché qualcuno le ha incendiato l’auto. Solo dopo numerose domande rivolte all’ex marito conosce la verità. Vive nella paura, ha due figlioletti. Per questo va dai carabinieri”.
Scrive testualmente il Corriere. Un affare nel fotovoltaico metteva in comune l’ex di Ida e il papà Francesco, ecco perché proprio l’ex le aveva fatto presente il nome di Abbruzzese, riportato dalla donna ai militari. Perché hanno colpito Ida? “Obiettivo facile”, perché il padre vive in una casa blindata e la sua auto è al coperto, nel garage. Si arriva quindi alle intercettazioni telefoniche, dalle quali emergono i dettagli di un pagamento: quello di Rino. L’emissario dell’ex calciatore ha incontrato il malvivente in un bar di Shiavonea, era il 10 gennaio scorso. L’uomo vicino a Rino ha consegnato 2.300 euro ad Abbruzzese: “La seconda tranche dei tremila euro richiesti”, come precisato dall’accusa. L’emissario è Salvatore, amico fidato dell’ex milanista.