L’intervista a Eva Robin’s, quella notte con Paolo Villaggio, l’amore per uomini e donne e quel controverso primo rapporto sessuale
“Una notiziona inventata per vendere più giornali e rendere meno crudo un argomento raro negli anni ’80, la transizione fra i sessi”: a parlare è Eva Robin’s, l’oggetto è quella voce che la vedeva diventare famosa come ermafrodito; si sa com’è la 65enne, ha parlato della sua vita al Corriere della Sera senza tenersi un cosiddetto “cecio in bocca”, ripercorrendo anche il primo rapporto sessuale con quello che “oggi chiamo pedofilo, allora non lo vissi come un trauma”. Lei aveva 11 anni, lui 40 “o 50”, addirittura.
Il “pedofilo” menzionato nell’intervista al Corriere
Quell’uomo oggi non c’è più, a meno che non sia uno dei più longevi attualmente in vita. Era “un archeologo”, non è neanche sicura della sua età. “Forse aveva 50 o 40 anni”. Ammette di non averlo vissuto “come un trauma”, ma col senno di poi non è stato bello: ha realizzato in ritardo che quel tipo fosse “un pedofilo”. Ai tempi della sua esplosione, la transizione fra sessi era un tabù. Ebbene, lei quella transizione la cominciò “per errore”, anche se diremmo più “per caso”. Già.
“Non avevo la vocazione di essere donna. Amavo i travestimenti, tutti. Amavo essere qualcun altro. È la storia di tutte noi, di un ciclo di esperienze che può portare da una parte o da un’altra: la storia dei vestiti della mamma, delle bambole sul letto. Gli ormoni me li dava un infermiere vicino di casa, io volevo solo somigliare a Tadzio di Morte a Venezia, a Björn Andrésen. Ero una ragazzina cinefila: mamma, che si guadagnava la pagnotta giocando a carte, non sapendo dove mettermi, mi mandava sempre al cinema. Mi sono trovata a essere chiamata signorina, ad apparire donna e mi accorsi che ero attratta più dagli uomini. Delle donne mi piacevano solo i vestiti e il fatto che non pagassero loro al ristorante”.
La notte con Paolo Villaggio
Quindi si è tornati a parlare anche di Paolo Villaggio e quella notte insieme.
“Ma lui era carino, un grande intellettuale, non si offese. Avemmo una notte in Sardegna, dove a una sua festa c’erano da Bianca Jagger agli industriali più in vista e io feci uno spogliarello che mi trasformò nella personalità più invitata sulle barche quell’estate. Lì conquistai la moglie di un armatore tedesco miliardario che mi portò a Parigi e nei posti più mondani. Avevo vent’anni, venivo dalla provincia, cominciava la mia vita incredibile”.
Ma, al di là delle feste mondane, aprendo il cuore, le relazioni migliori sono state quelle condivise con le donne. “In loro, ho sempre trovato più sfaccettature in cui identificarmi, cullarmi, essere trattata come figlio, amante giocoso, amico, mentre gli uomini sono stati più monocordi. Ho avuto ustioni sentimentali più con gli uomini”. In totale ha avuto tre donne, l’attuale “resiste da quasi trent’anni, una è morta, una è felicemente sposata con un’altra donna”. Lei ha avuto un paio d’occasioni di unirsi in matrimonio, visto che all’anagrafe era registrata ancora come Roberto Coatti. Non lo volle fare per non creare un caso mediatico.