L’artista si confessa al Corriere della Sera: Giusy Ferreri, che fine ha fatto?
“Sono una donna tormentata, penso e ripenso, da sempre, anche da ragazzina, fin dai primi disagi adolescenziali: la musica è stata un ottimo rifugio e una grande valvola di sfogo”: a parlare è Giusy Ferreri, lo ha fatto al Corriere della Sera, raccontando anche uno spiacevole episodio capitato con il suo produttore. “Ex” produttore, per l’esattezza. Giusy è l’autrice di brani che hanno fatto la storia dei tormentoni italiani, come “Volerei da te, da Milano / fino a Bangkok / Cercando te”, come “Non ti scordar di me”, come “Novembre” e compagnia bella.
Ripercorrendo la carriera, aveva 29 anni quando esordì nel talent di X Factor: “All’epoca si sapeva poco, pensai di propormi ai provini, era l’ultima occasione”. Non provò il brio della vittoria, si piazzò dietro ad Aram Quartet. Partecipò a quattro edizioni di Sanremo, senza mai emergere particolarmente. Nel 2017 fu anche eliminata. L’esplosione vera è arrivata dopo. Ma, durante la carriera, ci sono stati momenti difficili. Ha subito dei torti da chi mai si sarebbe aspettata.
Il torto subito dall’ex produttore, che fine ha fatto la cantante?
Mai subito torti? Eccome: “Quando il mio ex produttore mise in commercio l’album Supermarket (Gaetana) che conteneva il mio repertorio personale da cantautrice fatto di brani scritti tempo prima – ha detto -, canzoni che avrei voluto ritoccare e rivedere, far sentire o non sentire. Era il 2009, un momento esplosivo per me, e quella fu una vera pugnalata”. Che fine ha fatto oggi l’artista? Fidanzata da 15 anni, ha una bambina di 6 e non predilige il caos della “big city”, tutt’altro. “Abitiamo tra le campagne di Vigevano e Novara, in una piccola frazione tra le risaie. Viviamo in un paesino di 40 abitanti. È un bellissimo nido, mi aiuta per l’ispirazione e la concentrazione. Il canto degli uccellini mi dà serenità”.
Lei non ha grilli per la testa, ha vissuto la difficoltà della vita fino ai 29 anni. Era una cassiera del supermercato, agli inizi i media ci “marciavano molto” su questo aspetto. “Non mi ha dato fastidio, era la verità. Non potevo certo girarmi i pollici fino a 29 anni sperando nel grande sogno, quindi dovevo mantenermi lavorando anche come cassiera part-time, è stato funzionale per seguire la mia passione. I media calcavano su quell’aspetto e non mi piaceva, poteva sembrare ruffiano nei confronti del pubblico”.
C’è chi la definisce la Amy Winehouse italiana. Etichetta della quale ne va fiera, ma rappresenta “orgoglio e limite”. All’aspetto positivo di essere accostata ad “una grandissima artista dalle vocalità uniche che ha conquistato il mondo”, le fa da contraltare il desiderio della ricerca dell’originalità: “Ed è come se venisse ad affievolirsi l’idea di autenticità che inseguo”. Un’altra etichetta è quella di essere la “regina dei tormentoni”.
“È stata una sorpresa, non un percorso a cui miravo, ma sono state occasioni da prendere al volo, un valore aggiunto al mio tracciato personale fatto di ballad introspettive e romantiche, mentre quei brani estivi hanno portato al mio repertorio una parentesi più fresca e solare che mancava. La mia personalità mi spinge a raccontare esperienze più malinconiche, fatte di tristezza, di nostalgia o a volte di rabbia”.
