Chiara Ferragni ha “ipnotizzato” i consumatori: ha associato il suo volto all’azienda, “mettendo tutto in secondo piano, persino il prodotto stesso”, collegando il nome alla parola “beneficenza”

L’influencer Chiara Ferragni ha “ipnotizzato” i suoi clienti, avvalendosi di “trucchi psicologici”. Sono la sintesi delle parole dell’avvocato Massimiliano Dona, che si è espresso in merito da esperto della materia. Così l’imprenditrice digitale “ha mischiato un’iniziativa di beneficenza con il volto di un personaggio talmente noto da mettere in secondo piano qualunque cosa”. Un espediente tra i tanti: l’obiettivo dei personaggi digitali è quello di “entrare nelle case delle persone, fisicamente, con degli oggetti”.

E se tali “oggetti” richiamano le tradizioni, “ancora meglio”. Quindi, “arrivare a casa delle persone con il pandoro, con il panettone, con l’uovo di Pasqua, con la bambola ha per loro un valore straordinario perché crescono in un mondo diverso e inaccessibile”. Gli aspetti connessi a questo modus operandi aprono a scenari incredibili, dei quali i consumatori diventano solo “spettatori passivi”. Ad esempio, il pandoro o il panettone griffato Ferragni viene esposto su una tavola “con 20 persone, l’adolescente racconta alla nonna chi è l’influencer”. Si apre una parentesi che porta anche l’anziana a conoscere la Ferragni, collegandola alla nipote e conducendola nell’acquistare prodotti affini all’immagine di questa giovane e bella influencer.

“Questo processo di normalizzazione estende enormemente la sua credibilità, che poi il motivo per cui lei ha accettato di andare al Festival di Sanremo (classico appuntamento nazionalpopolare). Serviva a farla uscire dal mondo del digital, dal mondo degli adolescenti, e farla arrivare nel nella vita di tutti i giorni”.

I trucchi di Chiara: “Ha ipnotizzato i clienti”

Addirittura, Dona intravede “manipolazione” anche nel video in cui giocava con uno stencil con il proprio logo, “utilizzandolo per mettere lo zucchero rosa. Questa materialità serve a farla uscire dal mondo etereo del digitale e calarla nel concreto”. Adesso Chiara è indagata per truffa aggravata: la beneficenza illegale si considera truffa quando si ricorre “ad una serie di elementi”. Ovvero “l’intenzione di arrecare un danno alla vittima e quello contemporaneamente di arricchirsi. Se cominciano ad allinearsi più situazioni diverse in occasioni di beneficenza, sicuramente la posizione si aggrava”. E “ancor più quella delle aziende”. Quindi “bisognerebbe dimostrare che c’era un dolo da parte di tutti i partecipanti, che nel mondo penale viene valutato sempre con grandissima cautela”.

I punti deboli dell’iniziativa benefica di Chiara:

“La beneficenza deve essere trasparente. Quello che è mancato qui è proprio la trasparenza, che concretamente vuol dire spiegare qual è il meccanismo che porterà ad aiutare a collaborare ad una giusta causa, quindi il consumatore deve (o comunque la persona che intende partecipare a una donazione) deve essere chiaramente edotta dell’utilizzo della propria donazione in favore di una giusta causa. Informazioni che devono essere fornite all’atto della proposta della comunicazione di un’iniziativa di beneficenza”.

L’ipnosi dei consumatori è avvenuta per un processo che ha mandato in confusione gli stessi clienti. Di fatto, è stato mischiato l’atto benefico “con il volto di un personaggio che è talmente noto da mettere in secondo piano qualunque cosa, persino il prodotto che pubblicizza”. Prassi che accade ormai all’ordine del giorno nel mondo di Instagram e delle pubblicità in generale. A tutto questo si collega la parola “beneficenza”, che non fa che accrescere la credibilità e l’intenzione di acquistare il prodotto. “Chi ha aderito a questa iniziativa, probabilmente, lo ha fatto semplicemente ipnotizzato dal brand Chiara Ferragni, seguendola in tutto quello che fa”.

Continua a leggere su Chronist.it