La confessione dello scrittore, opinionista e alpinista, intenzionato a chiedere aiuto alla trasmissione di “Chi l’ha visto?”
Con “Le Altalene”, il suo ultimo libro, Mauro Corona ha ripercorso varie fasi della propria vita, alcune anche molto delicate come la morte del fratello, rimasta avvolta dal mistero: lo scrittore vuole parlarne a Chi l’ha visto. Nel libro sviscera anche altre questioni private, come l’abbandono della madre: “Lasciò me e gli altri due figli per sette anni”. Suo fratello Felice al tempo aveva 5 anni, morì appena 17enne in Germania. “Voglio rivolgermi a Chi l’ha visto per capire come è morto in un giorno di giugno del 1968”, confessa ancora oggi. Il tempo passa, ma il dolore resta, così come il giallo da scoprire, smascherare, sviscerare.
“Aveva accettato di andare a fare il gelataio in Germania su proposta di Antonio Toscani del Moro. Partì a marzo fu ritrovato a Paderborn, nella piscina di una villa, con la testa rotta”. Quindi i dettagli sulla scena che si sono ritrovate le forze dell’ordine dopo il loro arrivo: “Là intorno c’erano cocci di bottiglie”. L’intenzione è quella di “ritrovare chi era con lui e capire che cosa è successo, parlare con il figlio del padrone della gelateria, se è ancora vivo”. Ma giura che non c’è alcun desiderio di “vendetta”.
Ed ancora, ricordando il parente stretto: “Mio fratello era bello, era andato via per scappare dalla miseria. Tornò in una cassa. Chi gli aveva dato lavoro non venne al funerale. Nessuno ci ha spiegato nulla, neppure la polizia”. E a chi sentenzia che questo sia solo un tentativo per promuovere il suo libro, incuriosendo i potenziali lettori dinanzi a certe rivelazioni, replica: “Non voglio pubblicità. La Rai me ne ha data già troppa”.
Mauro Corona e l’abbandono della madre
Dunque, tornando all’incipit, la donna lasciò i ragazzi giovanissimi per ritrovarli cresciuti successivamente. “Quando è tornata io avevo 13 anni. Non volevo neanche vederla. Il rapporto con mio padre e mia madre è stato sempre pessimo. Di odio ricambiato. Quando sono morti mi sono sentito liberato da un peso. Non c’era più quel confronto devastante”. Parole forti, dure, ma sincere. Non è stato facile crescere con un papà violento: “Quando tornavo a casa, complice le bevute, c’erano sempre risse”. All’età in cui il fratello perse la vita, lui decise di andare via da casa: “Sono andato via a 17 anni. Mi sono sistemato in una baita senza luce elettrica. C’erano ragnatele e un fiasco di vino sul tavolo”.