Nel corso del funerale di Giulia Cecchettin migliaia di persone hanno agitato i mazzi di chiavi per un ultimo saluto alla 22enne uccisa dall’ex ragazzo
Dal ritrovamento del corpo della 22enne Giulia Cecchettin, uccisa dal suo ex fidanzato Filippo Turetta, fino al suo funerale a Padova, la gente ha iniziato ad agitare mazzi di chiavi e a ripeterlo più volte come simbolo della lotta alla violenza contro le donne.
Le migliaia di persone presenti davanti alla Basilica di Santa Giustina per dare l’ultimo saluto alla salma della ragazza di Vigonovo, hanno iniziato a scuotere mazzi di chiavi, proprio per rispetto alla richiesta della sorella Elena Cecchettin. “Non fate un minuto di silenzio per Giulia, ma bruciate tutto e dico questo in senso ideale – aveva detto la ragazza – per far sì che il caso di Giulia sia finalmente l’ultimo, ora serve una rivoluzione culturale.”
Ma cosa significa in realtà il gesto delle chiavi? Iniziamo col dire che non è nato con l’omicidio di Giulia. Già nel novembre 2021, infatti, le manifestanti dell’associazione femminista “Non una di meno”, durante la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, avevano gridato “Il mostro ha le chiavi di casa”. Agitando i loro mazzi di chiavi per le strade di Roma.
Cosa simboleggiano?
Le chiavi, dunque, rappresentano la “casa”, che per antonomasia simboleggia un luogo sicuro, dove poter essere protetti. Ma dove, allo stesso tempo – e per assurdo – le donne sono troppo spesso costrette a subire abusi da parte delle persone “care”, come i mariti, i compagni, i propri fidanzati. “L‘assassino ha le chiavi di casa e il picco di segnalazioni durante l’emergenza Covid dimostra ancora una volta che la casa non è un luogo sicuro per le donne.” Avevano chiarito le manifestanti in marcia a Roma.
Ma le chiavi simboleggiano anche il primo e l’unico oggetto con cui una donna apre la porta di casa, spesso in tempi rapidi. O nel contempo un oggetto che possa servire come arma di difesa in caso di aggressione.
Giusto per avere un quadro generale – e per tenerlo sempre bene a mente – “nel periodo 1 gennaio – 19 novembre 2023 in Italia le donne uccise in ambito familiare/affettivo sono state 87.” Questo secondo i dati Istat. “Di queste, 55 hanno trovato la morte per mano del partner/ex partner.”
La violenza di genere, dunque, continua a diffondersi a macchia d’olio senza attenuarsi, nonostante i tentativi di sensibilizzazione. Ad avvalorare tutto ciò lo studio del Cnr è implacabile. il 51% delle donne dai 18 agli 84 anni ha dichiarato di essere stata vittima almeno una volta nella vita di violenza fisica o psicologica.