È stato arrestato a Dubai l’immobiliarista romano Danilo Coppola, condannato a luglio scorso a 7 anni per bancarotta

Danilo Coppola, l’immobiliarista romano famoso per le scalate di Antonveneta e Banca Nazionale del Lavoro, è stato arrestato a Dubai, negli Emirati Arabi, dopo che era stato emesso nei suoi confronti un mandato di arresto europeo. Già a luglio scorso era stato condannato in via definitiva a 7 anni per bancarotta. Ma la sua latitanza era iniziata l’anno prima, nel marzo del 2022.

Come detto, Coppola è noto per le scalate di Antonveneta e Banca Nazionale del Lavoro insieme agli altrettanto famosi Stefano Ricucci e Giuseppe Statuto. L’immobiliarista 56enne è a processo per tentata estorsione ai danni di Prelios a Milano e deve anche scontare 7 anni di reclusione per il crac del Gruppo Immobiliare 2004, di Mib Prima e di Porta Vittoria.

Nell’ambiente dell’imprenditoria e dell’immobiliare era conosciuto anche come “er cash” e rientrava nel gruppo dei cosiddetti “furbetti del quartierino”. Accezione originata da una famosa telefonata in cui Ricucci parla di alcune banche all’estero che stavano facendo le “furbette” – proprio come succede con le bande di quartiere a Roma – utilizzando metodi di bassa lega e provinciali.

“Er cash”

Ma chi è Danilo Coppola? “Er cash” si fa un nome nell’ambiente imprenditoriale di Roma attraverso il “metodo Coppola”. Che consiste nell’individuare terreni con notevole potenziale per costruirci case di lusso.

Già nel 2007 Coppola viene arrestato con le accuse di associazione a delinquere, bancarotta e riciclaggio. Oltre a trascorrere due anni e mezzo di carcere, gli vengono sequestrati ben 120 milioni di euro. Mentre in primo grado viene condannato a scontare 6 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta. Ma nel 2013 arriva la grazia per lui sotto forma di assoluzione “perché il fatto non sussiste”.

Poi arriva un’altra condanna nel 2016, stavolta a 9 anni, ancora per bancarotta fraudolenta. Che viene confermata in appello con riduzione a 7 anni. E lo scorso luglio viene emanata la sentenza della Cassazione con relativa condanna in via definitiva.

Tuttavia, poco prima della sentenza finale, inizia la sua latitanza. Come racconta al Corriere della Sera: “L’ho saputo e ho preferito non farmi trovare. Non vorrei fare l’ennesimo carcere preventivo per poi essere di nuovo assolto.”

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