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‘Genitorialità gentile’, una madre: “No punizioni, comandano loro”

'Genitorialità gentile', una madre No punizioni, comandano loro, la spiegazione

'Genitorialità gentile', una madre No punizioni, comandano loro, di cosa si tratta

“Scelgono loro se andare a scuola e cosa studiare”: Anna è una madre di 34 anni che ha scelto TikTok per spiegare i benefici di un’educazione più soft rispetto agli standard della società

Una madre spiega la ‘genitorialità gentile’ su TikTok: ne avevate mai sentito parlare? Lei è Anna, ha 34 anni e tre figlie che vanno ancora a scuola, ma “con regole tutte loro”. Questa è una delle prime chiavi del “gentle parenting” (dall’inglese), seguendo questa tendenza. Anna ritiene il sistema educativo tradizionale non adatto per trasmettere le nozioni nella maniera corretta ai piccoli. Si sente fautrice del primo vero insegnamento da impartire alle bimbe, senza il quale il solo docente scolastico potrebbe fare poco. Almeno a suo dire. Anna “vizia” i bimbi con metodi che molti genitori non troverebbero adatti per una buona educazione e la formazione personale.

In inglese è il “gentle parenting”, si tratta di un approccio in cui alla base vi è la “totale assenza del concetto di punizione”, in qualsiasi forma la si interpreti. I piccoli “devono essere lasciati liberi di prendere decisioni riguardanti la propria vita”. Da subito, riuscendo presto ad intuire il modo per incanalare la retta via dinanzi ad un bivio. Si sa che a quell’età le dicotomie sono decisamente di una rilevanza minore rispetto a quelle che si ritroveranno ad affrontare in età adolescenziale, e poi in quella adulta. Tuttavia, per Anna sarebbe già il chiaro segnale di responsabilizzazione. Un processo che non viene indotto, ma si acquisirebbe automaticamente. Ed è qui che sorge il primo pomo della discordia tra gli utenti combattivi nei commenti del filmato di TikTok.

La genitorialità gentile: “Nessuna punizione”

Secondo alcuni genitori, i piccoli andrebbero inizialmente “stradati”, altrimenti “non capirebbero che saltare i compiti per giocare alla PlayStation sia sbagliato e deresponsabilizzante”. Ma Anna è entrata nello specifico, analizzando i punti chiave della genitorialità gentile. “Vivere senza premi e punizioni rende le relazioni più autentiche e genuine”, spiega lei. “Non dobbiamo sempre stare sull’attenti quando abbiamo a che fare con gli altri, né c’è necessità di manipolare”. Al posto della punizione, quando i piccoli sbagliano, lei sceglie “un certo tipo di comportamento” che in molti definiscono passivo, pigro, svogliato. “In poche parole, non c’è bisogno che io faccia niente, lascio che le conseguenze delle loro azioni parlino da sé, narrandole per far capire meglio come determinate azioni abbiano causato ciò. Poi, spiego come il loro comportamento mi ha fatto sentire”.

Sostiene che privare il piccolo dell’utilizzo della sua console preferita o dell’iPad, sia in realtà un provvedimento “scollegato” al rimprovero. “Non è che io voglia essere sempre dolce e carina con loro, ma credo che uno degli strumenti più potenti che abbiamo per modificare i comportamenti sia il senso di colpa, quello spontaneo e naturale”. Nella sua forma mentis genitoriale, vi è la libera scelta di appassionarsi alla materia da studiare. Non v’è un’imposizione dettata dal paradigma scolastico, un principio secondo il quale andrebbero studiate tutte le materie. In poche parole, permette ai piccoli di bruciare le tappe e simulare una scelta universitaria, dove il percorso di studi dell’individuo vira finalmente verso una materia specifica.

“Il 40% dei lavori che i nostri figli faranno, non sono ancora stati inventati, eppure insegniamo loro nozioni fuori dal tempo”

Questo, in casa di Anna, avviene già oggi, nelle limitazioni del caso, perché a scuola tale iter non è previsto e i piccoli frequentano un istituto pubblico. In conclusione, la donna ritiene che le sue tre figlie la rispettino e si comportino “come adulte” proprio perché “ben educate” e con questi specifici dogmi. In molti si sono trovati d’accordo con queste parole, anche se non nella totalità del discorso, perché Anna sembrerebbe essere sin troppo indulgente con le bimbe.

“Vanno a scuola se vogliono”. Il pensiero: “Siamo così abituati a controllare i bambini. Il 40% dei lavori che i nostri figli faranno, non sono ancora stati inventati, eppure insegniamo loro nozioni fuori dal tempo in ambienti sterili con soli banchi e sedie. A casa possono imparare ciò che è rilevante e significativo, capire come gestire il budget, cucinare. Quando viaggiamo, sperimentiamo e leggiamo su culture e religioni diverse”. E a voi piacciono i dettami della ‘genitorialità gentile’?

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