Si può diventare un tassista dopo essere stati manager di un’azienda multinazionale come quella svedese? Evidentemente sì: i pro e i contro della scelta di quest’uomo

La storia si ripete: è l’ennesimo esempio in cui una persona con un ruolo ben definito, e molto ambito, rinuncia a tutto per scegliere una vita più “normale”, come nel caso di Vincenzo, ex manager Ikea diventato un tassista. Siamo a Milano, il caso viene diffuso da Repubblica, che ha intervistato Vincenzo Pezzarossa, laureato in Giurisprudenza ed in possesso di un Master in HR Digital Management. Aveva raggiunto il livello che tanti sognano per sé stessi o per i propri cari: quello di diventare manager di un’azienda multinazionale. Una vita di studi e di sacrifici, per poi realizzare che la vera felicità, inseguita per una vita intera, era un’altra.

La storia di Vincenzo Pezzarossa

La famosa lampadina si è accesa cinque anni fa, durante un progetto internazionale per il colosso svedese. Pezzarossa era arrivato al capolinea, stava realizzando di essere diventato ormai un robot e che chi controllava la sua vita non era più lui in persona, ma fattori esterni. Guadagnava tantissimo, viaggiava per quasi tutto il tempo, ma ormai si sentiva un estraneo in casa, nella sua famiglia e anche con sé stesso, quando si guardava allo specchio. Così, nel 2020, due anni dopo aver cominciato a nutrire dubbi sulla propria professione, ha scelto di abbandonare l’azienda durante una riunione in Svezia.

Erano i primi tempi della pandema da Coronavirus, e Vincenzo usciva dal lockdown con nuove idee, probabilmente maturate durante la chiusura forzata e con la moglie. Si trovava proprio in Svezia allora, in una riunione. Al rientro dalla trasferta, trovò il coraggio di rinunciare per sempre all’ambitissimo ruolo. Prese un taxi e si confrontò con il tassista, arrivando alla conclusione di volerlo emulare. L’uomo con il quale interloquì gli raccontò di essere un laureato in Economia ed ex manager, esattamente come lui. E, proprio come il protagonista di questa storia, era esausto dei ritmi frenetici a cui era costretto a sottostare per tenere tutto in equilibrio. Tutto sì, ma non sé stesso. Sebbene avesse dovuto accettare delle entrate economiche decisamente più ridimensionate, era pronto a questa nuova sfida e alla nuova lotta pur di cambiare “avversario”. Stress, tempo e viaggi continui non facevano più per Vincenzo.

Il grande cambiamento

Così, l’uomo protagonista di questa storia è riuscito ad entrare nel mondo dei trasporti, ottenendo prima di tutto il certificato di abilitazione professionale una volta superato l’esame di iscrizione al ruolo e acquistata una licenza, poi si è messo in auto e ha rinnovato il suo stile di vita. Non è stato semplice, la prassi per addentrarsi in tale lavoro richiede un notevole dispendio di denaro. Oggi però si dice felice di poter trascorrere più tempo in famiglia, senza vincoli eccessivi come quelli che lo hanno costretto a correggere continuamente i propri impegni personali in funzione di quelli professionali.

Certo, esistono degli svantaggi e neanche così tanto misteriosi: il denaro che entra ogni mese sul contocorrente si è decurtato di tanto, all’incirca di due terzi. Ma la felicità non ha prezzo. Il nuovo lavoro, un po’ emulando il mitico De Niro in Taxi Driver, gli consente di interfacciarsi con storie personali di tanti uomini e donne interessanti, per questo preferisce i turni notturni e serali, oltre al fatto che in questo modo riesce a condividere il tempo con i propri cari di giorno.

Vincenzo ha scritto un libro, “Che Dio Tassista”, dove riporta alcuni aneddoti particolari di questa nuova esperienza lavorativa. “A conti fatti e tolta la rata del prestito guadagno un terzo in meno rispetto a prima […] in realtà, ho guadagnato tantissimo: posso stare con mia figlia Francesca Micol e ho recuperato il rapporto con mia moglie Marinella, che si stava rovinando. Adesso sono padrone del mio tempo. Ho conquistato la cosa più preziosa: la libertà”.

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