Inizi del 2004, un non ancora ventenne Davide Chiumiento esordiva in Serie A con la maglia della Juventus. “Il nuovo Del Piero”, diceva più di qualcuno. Anzi, lo chiamavano ormai “il Del Piero svizzero”. Una meteora, neanche il tempo di metabolizzare il pensiero che Davide ha visto sprofondare i sogni di gloria. Eppure, tornando a quell’esordio con vittoria per 3-0 sull’Ancona, sembrava una carriera già scritta la sua. Dopo tre giorni, sembrava un altro segno del destino quell’esordio anche in Champions League, il 9 marzo, contro il Deportivo La Coruna: era tutto pronto per lui, apparecchiato perfettamente.

Finita qui l’esperienza in bianconero per Davide. Dopo quelle due presenze, rispettivamente di 30 e 20 minuti, Chiumiento conobbe subito la fase discendente della parabola della sua carriera: passò al Siena, poi andò al Le Mans, in Francia, e fece ritorno nella sua terra svizzera, vestendo le maglie di Young Boys, Luzern e Zurigo. Ha giocato anche in Canada per un po’ di tempo, ma quella promessa sportiva non si era rivelata tale.

La rivelazione

Non molto tempo fa si è sfogato e ha spiegato il suo punto di vista a TuttoMercatoWeb: “Tecnicamente non mi sentivo inferiore per niente a tanti miei ex compagni. E lo dico con tutta l’umiltà del mondo. Mi mancava qualcosa mentalmente e poi devi avere persone vicine che devono volerti bene e una società, un procuratore che abbiano un piano carriera. La carriera non è andata come speravo, mi prendo le mie responsabilità, ma non c’entrava l’aspetto tecnico. Esordisco in Serie A e dopo tre giorni faccio anche il mio debutto in Champions, contro il Deportivo”.

Poi, qualcosa andò storto: “Qualche ora prima della partita mi volevano rinnovare il contratto, ma a condizioni loro, mettendomi pressione. Per me e mio padre era tutto nuovo, venivamo da un piccolo paese in Svizzera. E la società si è approfittata della nostra ingenuità. I miei compagni della Primavera memori della mia esperienza hanno evitato questi problemi. Ho visto cose scandalose, lo dico con rammarico”.

Aggiungendo altri particolari, disse: “”Ti portavano a firmare dei contratti, ti mettevano cose dentro o cifre completamente diverse da quelle concordate. E poi un sacco di pressioni del tipo ‘se non firmi non vai da nessuna parte’. Mi sono sentito preso in giro dalle persone che facevano parte della società ed ho capito che quando non fai quello che ti dicono le porte si chiudono”.

Davide Chiumiento oggi

L’ex calciatore gravita ancora intorno al calcio, ha 38 anni e si gode la sua scuola calcio in Canada: “Abbiamo una scuola calcio a Vancouver, ci giocano i ragazzi dai 5 anni ai 18 anni. Ci sono tanti bambini canadesi che amano il calcio. Mi piace lavorare e aiutare i giovani in campo. Vedere i talenti in giro, coltivarli. Loro sono il futuro. Nessuno in Italia ha voglia di aspettare, di crederci. Ed è un peccato. Rimpianti? Se uno è bravo fa la sua carriera. E se non ho fatto la carriera che dovevo ho sbagliato io, in certe cose evidentemente non ero pronto”.

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