Sembrava molto strano questo silenzio prolungato in merito alle polemiche degli scontrini. Tutto taceva da qualche giorno e, sui social, a parte qualche rara eccezione, nessuno si è più lamentato. Sarà il cambio di stagione alle porte, il rientro dalle vacanze. Ma l’estate non è finita e le vacanze neppure. A Venezia il turismo non cessa mai e in questi giorni la bella città, oltre alle star del cinema e dintorni, ha ospitato anche il sindaco di Taormina, Cateno De Luca.
Il primo cittadino del comune siciliano ci ha tenuto a mostrare una foto con lo scontrino del pasto consumato in un ristorante del capoluogo veneto. “Tutto era buonissimo…tranne il conto”, tuona De Luca su Instagram, allegando la foto dello scontrino. Non manca l’imprecazione: “Min… a!”. Quindi il breve racconto: “Eravamo in quattro… di cui uno per risparmiare ha preso spaghetti al pomodoro ma non credeva che costassero 30 euro!”. Insomma, De Luca non ha controllato i prezzi del menù prima di ordinare il cibo. Un vizietto che sui social non va proprio giù: “Ma è difficile verificare i prezzi?”. Tuttavia il dibattito non trova mai una risposta definitiva, perché c’è chi preferisce accomodarsi e gustarsi ciò che il palato suggerisce, “senza lo stress di fare somme matematiche antipatiche quando si ha fame o ci si vuol godere il pranzo in santa pace”.

“E poi dicono che Taormina è cara…”, conclude il post Instagram del sindaco siciliano. Lo scontrino è di 309 euro e, come si legge, De Luca e compagnia hanno ordinato due calici di vino, la pasta al pomodoro tanto discussa, tre bottiglie d’acqua da 5 euro l’una, due risi e bisi da 48 euro l’uno, tra le pietanze più “elaborate” troviamo un rombo alla mugnaia. A parte i coperti e qualche altra spesa, i conti tornano. Sono più di 300 euro. La maggior parte dei follower del sindaco siciliano si sono schierati dalla sua parte, ritenendo “un furto” far pagare una pasta al pomodoro così tanto, “quando in realtà vale un euro di spesa”.