Secondo questo studio, la civiltà umana cesserà di esistere entro il 2050: se la temperatura media di alzerà ancora, saranno guai veri per noi

Se ne parla tanto, spesso, a volte troppo: non ci riferiamo al cambiamento climatico, tema mai sufficientemente dibattuto, quando della “fine del mondo”, nel caso specifico della civiltà umana, prevista per il 2050. Quello di cui vi parliamo oggi è uno studio basato sulla “fine della civiltà”, che in un certo senso significherà il termine di tutto per noi. Mischiare i due concetti di “fine” di qualcosa non è un’eresia. Ma come mai questa temibile previsione a meno di 27 anni dalla data in questione? Si tratta di un autorevole rapporto scientifico redatto dal Breakthrough National Centre for Climate Restoration di Melbourne (Australia), con a capo il direttore David Spratt, che ha collaborato con Ian Dunlop, ex dirigente di grandi associazioni che agiscono in maniera verticale nel settore dei combustibili fossili.

Le cause della fine del mondo

Da quanto emergerebbe dal rapporto, lo scenario che ci troveremmo davanti sarebbe una “minaccia esistenziale alla cività umana”. Minaccia di cui portiamo l’appellativo di “responsabili” principali. Una minaccia creata da noi stessi, e continuiamo ad esserlo, anche ignorando colpevolmente l’importante differenza tra “meteo” e “clima”. Secondo gli scienziati, i politici non capirebbero bene la differenza tra i due temi e questo aumenta la “drammaticità” della mancata presa di coscienza. Vedendo nell’unione di intenti globale la soluzione, chi ha redatto lo studio teme che questa difficile consapevolezza renda tutto più complicato. Qualora la temperatura media dovesse alzarsi di 3° centigradi rispetto all’epoca preindustriale, sarebbe un bel problema per tutti. Questo significherebbe che per almeno il 35% della sua superficie, la Terra subirebbe ondate di calore “mortali”, che interesserebbero almeno il 55% della popolazione mondiale, esposte alle brucianti temperature per venti giorni (almeno) in un anno.

Si tratterebbe di ondate insopportabili per l’essere umano. Se questo dovesse accadere, vivremmo su un Pianeta che, in alcuni punti, subirerebbe temperature talmente roventi da essere impossibili da sopportare per noi umani e per tante altre realtà. La nostra sopravvivenza sarebbe messa a dura prova anche per cento giorni all’anno in alcune zone specifiche. Certe temperature renderebbero impossibile la sopravvivenza anche di ecosistemi storici e apparentemente intoccabili, come l’Artico e le barriere coralline, l’America del Nord intera, la Foresta Amazzonica. Soprattutto gli Stati Uniti verrebbero travolti da incendi indomabili e ingestibili.

Un miliardo di persone costrette alla fuga per salvarsi

Il nostro futuro diventerebbe più drammatico davanti al resto delle tragedie previste in uno scenario simile: “L’acqua crollerà in tutto il mondo / Le precipitazioni saranno dimezzate in molte areee / Agricoltura e risorse alimentari ai minimi termini, praticamente inesistenti”. Insomma, sarebbe una corsa contro il tempo e lo spazio, con i cittadini del mondo costretti a fuggire continuamente, come in un gioco della Play Station, come in un film horror. E lo farebbero per non essere travolti dagli eventi climatici insostenibili.

Correre non vuol dire cambiare città, può voler dire cambiare Paese o continente per molti periodi dell’anno. “Almeno un miliardo di persone dovranno trasferirsi per non subire gli effetti della fine del mondo”. Gli scienziati hanno previsto anche la reazione umana davanti a uno scenario simile, con “le società costrettte alla disgregazione”, circostanze che porteranno ad “invitabili guerre devastanti (anche nuclari), per accaparrarsi le ultime preziose risorse della Terra”. Secondo chi ha portato a termine lo studio, le probabilità perché ciò accada sono “pericolosamente più alte rispetto a ciò che crediamo”.

L’ultima possibilità di salvarsi prima della “fine della civiltà umana”

Come detto, questo tema, e anche del cambiamento climatico, sono spesso dibattuti e anche a muso duro quando “i più” ignorano. Questo è l’esatto ragionamento di Ultima Generazione, gli attivisti che si muovono proprio in questa direzione, combattendo una giusta causa in modi che però, apparentemente, li rendono solo più nemici del popolo. Si tratta dei giovani (ma non solo giovani) impegnati a bloccare il traffico autostradale nelle più importanti città d’Italia per porre all’attenzione dei cittadini un tema troppo ignorato. Di solito in quei casi la risposta è quella di rivolgersi “direttamente ai potenti” e nelle dovute sedi. Ma gli attivisti spiegano che non funzionerebbe e che servirebbe ora come non mai l’impegno di centinaia di migliaia di persone, pronte a dire “basta”.

Ultima Generazione è un movimento che sposa la lotta al consumismo, allo spreco e al cambiamento climatico provocato per l'”egoismo” dell’uomo.

Forse non è così che salveremo il Pianeta, ma è già qualcosa. Non abbastanza purtroppo se certi studi rivelassero la cruda verità che ci attenderebbe tra meno di tre decenni. Il tempo scorre inesorabile e purtroppo si accorcia sempre di più il modo e il timing d’intervento dei governi mondiali. Secondo qualcuno sarebbero allarmismi esagerati, c’è chi non crede a certi scenari apocalittici. Tuttavia, i numeri parlano chiaramente e lo fanno in maniera lampante e gli scienziati sostengono che c’è ancora modo per evitare di ritrovarci davanti ad uno scenario simile. “Necessaria una mobilitazione su scala globale contro le emissioni di CO2, paragonabile a quella della seconda guerra mondiale”.

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