Questo è il tema del momento, volente o nolente. La lettera in cui Massimo Segre dà il benservito alla futura sposa ha fatto il giro dei notiziari, dei social, delle televisioni. La notizia è di dominio pubblico: “È stato un gesto di una violenza aberrante”, tuona al Corriere della Sera, all’indomani dell’intervista rilasciata a La Stampa. Cristina Seymandi è ferita nei sentimenti dopo che l’ex compagno ha raccontato i suoi presunti tradimenti durante la loro relazione. “Quando ha iniziato a parlare, pensavo fosse uno scherzo”. Dopo aver realizzato che Massimo era in tutt’altra vena, “sono rimasta impietrita”. Lo si nota dalle due differenti espressioni che assume, tra quando Massimo comincia a leggere la lettera fino ai passi successivi, con il volto della donna che si fa sempre più serio: “Sulle prime frasi ho pure immaginato che fosse tutto preparato, ma in ben altro senso”.
Dopo la diffusione del video, si è scatenato un polverone social che l’ha vista travolta dalle polemiche: “Parole e frasi oscene: fosse successa la stessa cosa, a parti invertite, le reazioni sarebbero state molto diverse”. Tuttavia, “io sono una donna, e in questo mondo fa una bella differenza”. L’attenzione sulla 48enne è altissima ora: “Sono stanca – dice – Ho ricevuto decine di chiamate, per tutto il giorno, ma non ho tempo di stare a parlare: esco di casa, vado al lavoro e torno a casa. C’è un’azienda da fare andare avanti”. In quel momento, quando ha realizzato il dolore che quelle parole le stessero provocando, è rimasta “ferma ad ascoltare, di sasso: perché scioccata”. Massimiliano Nerozzi, del Corriere, chiede se non avesse “l’istinto di tirargli un ceffone”. Risponde: “Non sono una persona violenta, ed ero incredula. Ripeto: shoccata, per quel che stava dicendo, lì davanti a tutti. Non penso che ad alcuno sia mai successa una cosa del genere”.
“Un gesto di violenza”
La rabbia e la delusione lasciano lo spazio allo stupore: “Sono basita, senza parole”. Rimarcando quella frase, che vale come “titolo” della lettera: “Ti lascio la libertà”, ha tuonato Segre. “Una frase aberrante – osserva Cristina – Insomma, quel discorso è stato un gesto violento”. Ricordando il rapporto con l’ex: “Ci siamo voluti bene, tanto, e vivevamo come una famiglia, a casa e sul lavoro. Io, lui e mia figlia. E invece, con quelle parole, ha fatto del male alle persone cui voglio bene. Una violenza molto pesante. Cui sono seguiti commenti allucinanti, sui social”. E proprio sulla parentesi dei social network, la Seymandi osserva: “Chiedo: e se fosse successo il contrario? Penso che tutti, a partire dai social appunto, avrebbero avuto una reazione del tutto diversa. Invece, io sono una donna. E allora è tutto differente. Ma se questo può servire a fare cambiare le cose, nei confronti delle donne, faccio volentieri da capro espiatorio”.
Quando Nerozzi le fa presente che c’è chi sospetta ci sia un avvocato dietro alla stesura di quella lettera, Seymandi dice: “Beh, se è così è stato pure un avvocato disattento. Di certo non sembrava neppure Massimo, in quel momento: parlava e diceva quelle cose con una freddezza innaturale e irreale”. Al contrario, nella vita di tutti i giorni Segre è “uno riservato, buono, onesto. Era la persona migliore che conoscessi”. Infine:
“Se c’era qualcosa che non andava, avremmo potuto discuterne insieme, poteva coinvolgermi. Insomma, avrebbe potuto cercare un dialogo con me. Magari saremmo arrivati alle stesse conclusioni, ma in modo del tutto diverso. Ha preferito fare questo, buttare tutto in piazza, provocando tanto dolore a tutti, e non capisco il perché. Non mi sembrava in lui, come fosse stato manovrato. Le cose serie si risolvono in altro modo”.