Oggi, giovedì 10 agosto, è morta la scrittrice Michela Murgia: il suo cuore si è fermato dopo aver lottato contro un carcinoma renale al quarto stadio. Aveva rivelato la malattia negli scorsi mesi, scegliendo di condividere con il suo pubblico gli ultimi passi del suo calvario. La scrittrice parlava di sé e del suo male attraverso i social, diventando un punto di riferimento per moltissime persone. In “Tre ciotole”, il suo ultimo lavoro, spiegava il proprio concetto di “sopravvivenza emotiva”.

Nelle scorse settimane aveva sposato Lorenzo Terenzi con rito civile “in articolo mortis”. “Non fatemi gli auguri”, disse lei stessa. Lo diceva già dal momento dell’annuncio, il 15 luglio scorso, attraverso il solito video social. Per l’occasione, disse che in realtà il grande passo era solo il modo “per garantirci i diritti a vicenda” e che il matrimonio civile è “uno strumento patriarcale”. Tuttavia, in mancanza di “un rito che avremmo voluto e ancora non esiste”, ha scelto la via che conosciamo. “Ma esisterà – diceva ancora speranzosa – e vogliamo contribuire a farlo nascere”.

“Ecco cosa dico a chi mi chiede come sto”

Alla fatidica domanda: “Come stai?”, la scrittrice non faceva che rispondere: “Ti do la risposta che dava Cesare de Michelis: ‘Posso stare meglio, ma non posso più stare bene'”. Michela era nata a Cabras, in Sardegna, nel 1972. Prima dell’amore per la scrittura, ha dovuto faticare le proverbiali sette camicie per individuare la sua strada. Tra i tanti lavori, è stata un’insegnante di religione e una dirigente di una centrale termoelettrica. I social piangono la sua dipartita: “Grazie per tutto quello che ci hai insegnato”.

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