Vi siete mai chiesti cosa potrebbe succedere e quanto possa essere sicuro pubblicare le foto dei vostri figli sui social? Quel desiderio di condividere uno scatto, un ricordo, un momento simpatico, goliardico, ha un nome, anglosassone: “sharenting”. Nasce dall’unione tra le parole share e parenting, condivisione e genitorialità. In questi giorni sta prendendo piede la campagna ShareWithCare, lanciata meno di tre settimane fa, e parla di Ella, una bambina tedesca di 9 anni che appare sporadicamente sui social per scelta dei suoi genitori. Da lì, l’esperimento social di Deutsche Telekom, compagnia telefonica tedesca che ha mostrato come sia possibile trasformare il volto della piccola in quello di una donna adulta, sfruttando la bandita tecnologia deepfake.

Il risultato forse non sbalordisce chi è più vicino al mondo tech, ma non ne siamo così sicuri. Perché vedere in pratica certi risultati è inquietante e disturbante allo stesso tempo. E anche le menti più eccelse in materia possono restare stupite davanti ad un video simile. Non una parvenza di fake, non uno spunto di editing: il nuovo volto generato può comunicare e registrare un video da mostrare ai propri genitori, magari nell’ambito di una truffa.
Da questa scoperta, si apre un mondo di malaffare, che va appunto dal cosiddetto “scam” ai genitori alla creazione di profili falsi, passando per l’infinità quantità di foto e video generati ed in situazioni di ogni tipo. La compagnia telefonica tedesca assicura che, raggiunta l’età di cinque anni, oggi un bambino ha già 1.500 foto pubbliche online del suo volto, pezzi della sua vita che molto probabilmente lui stesso fatica a ricordare. Secondo i dati, pare che i genitori, infatti, pubblichino una media di 300 foto dei loro piccoli nell’arco di un anno.