Intervistato dal Corriere, un puntualissimo David Parenzo non si nasconde dietro a nulla e rivela il bello e il brutto de La Zanzara, compreso il rapporto con la sua “matta” spalla, come ha definito il collega

Questa mattina, intorno all’ora di pranzo, David Parenzo ha rilasciato un’intervista al Corriere: la storica spalla di Giuseppe Cruciani (“un matto”, come lo ha definito lui stesso) racconta sé stesso e la storica radiotrasmissione de La Zanzara, diventata ormai popolarissima al punto che non necessita di particolari introduzioni. Ma se qualcuno ha vissuto sulla luna l’ultimo decennio e non conoscesse i protagonisti in questione, ve li presentiamo in due parole: loro sono il gatto e il topo.

Se Cruciani appare più vicino alle esigenze del popolo ‘inca**ato’, capace, come dice il collega, di respirare e assaporare i malesseri e le gioie della moltitudine, in tempo reale mentre questa si manifesta (qualità ereditata da Vittorio Feltri, sempre molto vicino alle idee di Giuseppe), David è tutto l’opposto. Conservatore, “bigotto”, come lo definisce il collega, sempre pronto a difendere i più deboli, a scegliere la via dell’eleganza e dello stile, sinistroide convinto che lotta dalla a favore delle minoranze, dei discriminati, degli immigrati. Minoranze che però, in trasmissione, riconosce come “la maggioranza silenziosa”.

L’intervista al Corriere

Non siamo qui a parlare però di temi affini all’attualità e alla politica: quando David parla di Cruciani, la scena è tutta per l’aneddoto. “Ho conosciuto Cruciani dopo una puntata di Tetris, di Telese”. Subito Giuseppe si era accorto del potenziale del futuro collega: come rivelato in altre interviste, gli sembrava un ingombrante ospite “dallo stile chiambrettiano”, citando il conduttore Piero Chiambretti. Al di là della statura, effettivamente qualche somiglianza c’è. E David cosa ha pensato di Giuseppe? “Questo è matto”. Tuttavia, dopo aver capito che gatto e topo non andranno mai d’accordo, hanno trovato il modo per convivere così tanto a lungo. Perché, al di là delle differenze di ideali, “c’è un’amicizia vera che dura da dieci anni”.

La gelosia tra loro non esiste: “Puoi esserlo delle persone che ti sono più simili. Invece io non invidio nulla di quello che lui fa e viceversa”. Quando però si ha a che fare con due mondi agli antipodi, la lite è sempre dietro l’angolo: “Momenti di scazzo ce ne sono di continuo: sul Covid ci siamo scontrati per davvero. Non accettavo il negazionismo”. Per un periodo pensò di abbandonare la Zanzara:

“Sì! Una volta durante lo Yom Kippur non volevo andare in onda. Cruciani era sbigottito: “Ancora con le tue cose religiose!”. Spensi il telefono per 48 ore. Mi cercò pure Telese. Comunque ancora oggi il venerdì sera stacco completamente: infatti l’ultima mezzora della trasmissione è registrata. Sì, non l’ho mai svelato. Perché alle 8 devo essere a tavola con tutti i bambini per lo Shabbat: mia moglie accende le candele e ceniamo insieme. Una tradizione”.

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