
Foto “erotiche” che hanno “gravemente compromesso l’immagine della professione forense”: sotto accusa le immagini osé di Alessandra Demichelis, l’avvocata sospesa dall’esercizio della professione. Quegli scatti sarebbero “appropriati per un format di taglio erotico”, si legge in una delle 50 pagine che motivano la sospensione ad un anno e tre mesi, decisione maturata dal Consiglio distrettuale di disciplina dell’Ordine di Torino. Sotto accusa la pagina Instagram “Dc Legalshow”, che “non si addice alla professione legale” secondo i documenti. Un miscuglio tra toghe e borse griffate che non è passato inosservato, specie se accompagnato da scatti che lasciano poco all’immaginazione.

Punita la condotta per mancanza di “serietà e sobrietà”, dunque, secondo i cinque giudici del collegio. In questo modo, inoltre, è “responsabile di accaparramento di clientela attraverso tecniche non lecite per farsi conoscere e per ricavare notorietà”. Un comportamento “gravissimamente irrispettoso delle istituzioni forensi”. Insieme ad una collega che appariva tempo fa e che poi avrebbe lasciato da sola la Demichelis in questo nuovo modo di comunicare, si sarebbe mostrata “in posizioni non naturali” proponendo “pubblicità occulta e autoreferenzialità del lusso”.

La foto che più fa storcere il naso al Consiglio è quella dove è “inginocchiata, sotto la scrivania dell’attuale collega di studio, seduto a gambe aperte”. Secondo i giudici sarebbe “una foto inqualificabile e svilente”.

“Con i propri comportamenti nella vita privata, l’incolpata ha incrinato non solo la propria reputazione, ma ha gravemente compromesso l’immagine della professione forense. Vi è stato strepitus fori, perché la vicenda ha creato allarme e perplessità non solo nell’ambiente professionale, ma anche e soprattutto nella collettività generale, con lesione del prestigio, decoro, credibilità e immagine”.

I giudici le riconoscono che non tutto è avvenuto solo pensando al guadagno, condizione per la quale l’avvocata sarebbe andata incontro ad una pena ben più severa. In conclusione, il movente, probabilmente, sarebbe da “ricercare nella notevole dose di egocentrismo e narcisismo”.
